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Addetto antincendio: quando è obbligatorio, come nominarlo e quali responsabilità ha il datore di lavoro

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Indice

Guida pratica per capire quando l’azienda deve nominare gli addetti antincendio, come scegliere i lavoratori incaricati, quale formazione serve e quali errori evitare in caso di controllo.

L’addetto antincendio è una delle figure più importanti nella gestione delle emergenze aziendali. Eppure, in molte imprese, la sua nomina viene ancora trattata come un semplice adempimento formale: si sceglie un lavoratore, si conserva un attestato e si pensa di essere in regola.

In realtà, la questione è molto più concreta. L’azienda deve valutare il rischio incendio, organizzare le misure di gestione dell’emergenza, individuare lavoratori idonei, formarli correttamente, tener conto dei turni, delle sedi, delle dimensioni aziendali e delle effettive condizioni operative.

Il punto non è soltanto “avere un nome su un foglio”. Il punto è poter dimostrare, in caso di controllo o emergenza, che l’organizzazione aziendale è davvero in grado di prevenire, gestire e fronteggiare un principio di incendio.

Questa guida spiega quando l’addetto antincendio è obbligatorio, come deve essere nominato, quale formazione deve ricevere, quali responsabilità restano in capo al datore di lavoro e quali errori evitare.

nomina-addetto-antincendio
Nomina addetto antincendio

Addetto antincendio: di chi stiamo parlando davvero?

L’addetto antincendio è il lavoratore incaricato di attuare le misure di prevenzione incendi, lotta antincendio e gestione dell’emergenza.

Non è un “vigile del fuoco interno” e non deve sostituirsi ai soccorsi esterni. Il suo compito è intervenire nell’ambito dell’organizzazione aziendale, secondo le procedure previste, per contribuire alla gestione dell’emergenza nei limiti della formazione ricevuta, delle attrezzature disponibili e delle condizioni di sicurezza.

In concreto, l’addetto antincendio può essere chiamato a:

  • riconoscere situazioni di pericolo;
  • contribuire alla prevenzione dei principi di incendio;
  • intervenire, se possibile e in sicurezza, su un principio di incendio;
  • collaborare all’evacuazione;
  • conoscere le procedure di allarme;
  • utilizzare estintori o altri presidi previsti;
  • supportare la gestione dell’emergenza fino all’arrivo dei soccorsi;
  • conoscere il piano di emergenza, quando previsto;
  • partecipare alle prove di evacuazione e alle attività organizzative collegate.

La sua funzione, quindi, è strettamente collegata alla valutazione del rischio incendio e all’organizzazione concreta del luogo di lavoro.

Quando l’addetto antincendio è obbligatorio in azienda?

La designazione degli addetti antincendio rientra tra gli obblighi organizzativi del datore di lavoro. Il Decreto Legislativo 81 del 2008 prevede che il datore di lavoro designi preventivamente i lavoratori incaricati dell’attuazione delle misure di prevenzione incendi, lotta antincendio, evacuazione dei luoghi di lavoro e gestione dell’emergenza.

Il Decreto Ministeriale 2 settembre 2021 chiarisce ulteriormente che, all’esito della valutazione dei rischi d’incendio e sulla base delle misure di gestione della sicurezza antincendio in esercizio e in emergenza, il datore di lavoro designa i lavoratori incaricati del servizio antincendio.

In pratica, l’addetto antincendio non nasce da una scelta casuale, ma da tre passaggi:

  1. valutazione del rischio incendio;
  2. definizione delle misure di gestione dell’emergenza;
  3. designazione dei lavoratori incaricati.

Questo significa che la nomina deve essere coerente con l’attività effettivamente svolta, con i luoghi di lavoro, con i turni, con il numero di persone presenti e con i rischi specifici.

Domanda pratica per l’azienda

Se oggi scoppiasse un principio di incendio, l’azienda saprebbe chi deve dare l’allarme, chi deve guidare l’evacuazione, chi può usare un estintore e chi deve chiamare i soccorsi?

Se la risposta è incerta, il problema non è solo formale. È organizzativo.

L’addetto antincendio serve anche nelle piccole aziende?

Sì, anche le piccole aziende devono affrontare il tema della gestione antincendio.

Il fatto che un’impresa abbia pochi lavoratori non elimina automaticamente la necessità di organizzare la prevenzione incendi e la gestione dell’emergenza. La dimensione aziendale incide sulle modalità organizzative, sul numero degli addetti, sulla complessità delle procedure e sull’eventuale obbligo di redigere il piano di emergenza, ma non consente di ignorare il rischio incendio.

Nelle aziende più piccole, la gestione può essere più semplice, ma deve comunque essere ragionata. Ad esempio, un piccolo ufficio, un negozio, un laboratorio artigiano o un’attività commerciale devono comunque sapere come comportarsi in caso di incendio, chi chiama i soccorsi, dove sono gli estintori, come si esce in sicurezza e chi è stato formato per gestire l’emergenza.

Il datore di lavoro non dovrebbe chiedersi soltanto: “Sono obbligato a fare questa nomina?”. La domanda più corretta è: “La mia azienda è organizzata per gestire un’emergenza incendio?”.

Come si nomina correttamente l’addetto antincendio?

La nomina dell’addetto antincendio deve essere formalizzata in modo chiaro.

Non basta dire verbalmente a un lavoratore che “in caso di incendio ci pensa lui”. La designazione dovrebbe essere documentata, comunicata al lavoratore e conservata tra gli atti della sicurezza aziendale.

Una nomina corretta dovrebbe indicare almeno:

  • dati dell’azienda;
  • nominativo del lavoratore designato;
  • mansione o ruolo aziendale;
  • riferimento all’incarico di addetto antincendio;
  • riferimento alla gestione delle emergenze;
  • data della nomina;
  • firma del datore di lavoro;
  • presa visione o accettazione del lavoratore;
  • formazione svolta o da programmare;
  • eventuale sede o unità produttiva di riferimento.

La nomina deve poi essere coerente con il Documento di Valutazione dei Rischi, con il piano di emergenza se previsto e con l’organizzazione reale dell’attività.

Documenti da conservare

Per dimostrare la corretta gestione dell’addetto antincendio, l’azienda dovrebbe conservare:

  • lettera di nomina;
  • attestato di formazione antincendio;
  • attestati di aggiornamento;
  • elenco aggiornato degli addetti;
  • eventuale piano di emergenza;
  • verbali delle prove di evacuazione, quando previste;
  • registro dei controlli antincendio, se applicabile;
  • evidenze della consegna delle procedure di emergenza;
  • documentazione relativa a estintori, impianti e presidi antincendio.

Controlli e manutenzioni devono essere ricostruibili in modo ordinato: il registro dei controlli antincendio permette di documentare ciò che è stato verificato, quando è stato eseguito, da chi e con quale esito.

Chi può essere nominato addetto antincendio?

La normativa non richiede che l’addetto antincendio abbia una qualifica professionale esterna all’azienda. Può essere designato un lavoratore interno, purché sia formato e inserito in un’organizzazione coerente con il rischio dell’attività.

La scelta, però, non deve essere casuale.

Il datore di lavoro dovrebbe valutare:

  • presenza effettiva del lavoratore in azienda;
  • turni e orari di lavoro;
  • affidabilità;
  • conoscenza dei luoghi;
  • capacità di mantenere lucidità in emergenza;
  • compatibilità dell’incarico con mansione e condizioni personali;
  • eventuali limitazioni fisiche o organizzative;
  • necessità di coprire più reparti, sedi o fasce orarie.

In un’azienda con più turni, ad esempio, non ha senso nominare un solo addetto presente soltanto al mattino se l’attività prosegue anche nel pomeriggio o di sera. In una struttura aperta al pubblico, invece, bisogna considerare anche la presenza di clienti, utenti, visitatori e persone che potrebbero non conoscere le vie di esodo.

Questa valutazione assume caratteristiche particolari nelle chiese, nelle parrocchie e negli oratori, dove affollamento variabile, volontari, persone anziane, bambini e ambienti accessori richiedono una gestione specifica dell’antincendio nei luoghi di culto.

La nomina deve quindi rispondere a una logica organizzativa: in caso di emergenza, gli addetti devono essere effettivamente presenti e in grado di svolgere il proprio ruolo.

Quanti addetti antincendio servono?

Non esiste un numero unico valido per tutte le aziende.

Il numero degli addetti antincendio deve essere sufficiente rispetto alla dimensione dell’azienda, ai rischi presenti, all’organizzazione del lavoro, agli orari, ai turni, alle sedi, alla presenza di pubblico e alle eventuali assenze.

Il Decreto Legislativo 81 del 2008 richiede che i lavoratori incaricati siano in numero sufficiente e dispongano di attrezzature adeguate, tenendo conto delle dimensioni e dei rischi specifici dell’azienda o dell’unità produttiva.

Questo significa che il datore di lavoro deve fare una valutazione concreta.

In una piccola attività con pochi lavoratori e rischio basso, il numero potrà essere contenuto. In un’azienda con più reparti, più turni, lavorazioni pericolose, magazzini, materiali combustibili o presenza di pubblico, sarà necessario organizzare una copertura più ampia.

La regola pratica è semplice: non bisogna nominare “un addetto” solo per avere un documento, ma un numero di addetti adeguato a garantire la gestione dell’emergenza nelle condizioni reali di lavoro.

La nomina deve seguire l’organizzazione reale

Un elenco di addetti antincendio può sembrare corretto sulla carta, ma essere insufficiente nella pratica.

Esempio: se tutti gli addetti nominati lavorano nello stesso reparto o nello stesso turno, l’azienda potrebbe restare scoperta in altri reparti o fasce orarie. In caso di controllo, la coerenza organizzativa conta quanto la presenza dell’attestato.

Il datore di lavoro può svolgere direttamente il ruolo di addetto antincendio?

In alcuni casi, il datore di lavoro può svolgere direttamente compiti legati alla gestione dell’emergenza, secondo quanto previsto dal Decreto Legislativo 81 del 2008.

Tuttavia, anche quando il datore di lavoro assume direttamente questo ruolo, non viene meno la necessità di garantire una gestione effettiva dell’emergenza. Bisogna quindi considerare:

  • presenza del datore di lavoro nei luoghi di lavoro;
  • orari di apertura;
  • turni;
  • dimensioni aziendali;
  • presenza di altri lavoratori;
  • rischio incendio;
  • eventuale necessità di più persone formate.

In altre parole, la scelta non può essere solo amministrativa. Se il datore di lavoro non è sempre presente o l’attività è organizzata su più turni o più sedi, potrebbe essere necessario designare anche altri lavoratori.

Addetti antincendio e Piano di emergenza
Piano di emergenza

Quale formazione deve avere l’addetto antincendio?

Il lavoratore designato come addetto antincendio deve ricevere una formazione specifica.

Il Decreto Ministeriale 2 settembre 2021 disciplina i corsi di formazione e aggiornamento per gli addetti antincendio, distinguendo le attività in tre livelli:

  • attività di livello 1;
  • attività di livello 2;
  • attività di livello 3.

La vecchia classificazione “rischio basso, medio e alto” è stata superata nella terminologia dei corsi antincendio. Oggi il riferimento operativo è ai livelli 1, 2 e 3. Leggi la guida Edafos sui corsi dei vari livelli di antincendio.

In linea generale:

Livello attività Durata formazione iniziale Aggiornamento (ogni 5 anni)
Livello 1 4 ore 2 ore
Livello 2 8 ore 5 ore
Livello 3 16 ore 8 ore

La scelta del livello non deve essere fatta in modo approssimativo. Deve derivare dalla valutazione del rischio incendio, dalle caratteristiche dell’attività e dai criteri previsti dalla normativa antincendio applicabile.

Per approfondire anche il tema dei requisiti di chi eroga la formazione antincendio, è utile leggere la guida Edafos dedicata alla figura del docente antincendio.

L’Accordo Stato-Regioni 2025 cambia la formazione dell’addetto antincendio?

L’Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025 ha un ruolo centrale nella formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro, perché disciplina durata, contenuti minimi e modalità di diversi percorsi formativi previsti dal Decreto Legislativo 81 del 2008.

Tuttavia, per la formazione specifica degli addetti antincendio, il riferimento principale resta il Decreto Ministeriale 2 settembre 2021.

Questo passaggio è importante perché molte aziende tendono a fare confusione tra:

  • formazione generale e specifica dei lavoratori;
  • formazione del preposto;
  • formazione del datore di lavoro;
  • formazione del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione;
  • formazione degli addetti antincendio;
  • formazione degli addetti al primo soccorso.

Sono percorsi diversi, con finalità diverse e riferimenti normativi diversi.

L’addetto antincendio deve quindi avere la formazione prevista dalla disciplina antincendio. Questa formazione non può essere sostituita dalla sola formazione lavoratori o da altri corsi sicurezza non specifici.

Attenzione alla confusione tra corsi

Un lavoratore che ha frequentato il corso di formazione generale e specifica sulla sicurezza non è automaticamente addetto antincendio.

Per essere addetto antincendio deve essere designato dal datore di lavoro e formato secondo il percorso antincendio adeguato al livello dell’attività.

Il lavoratore può rifiutare la nomina ad addetto antincendio?

Il Decreto Legislativo 81 del 2008 prevede che i lavoratori designati alla gestione delle emergenze non possano rifiutare la designazione, salvo giustificato motivo.

Questo significa che il rifiuto non è libero e automatico. Il lavoratore non può semplicemente dire “non voglio farlo” senza una ragione concreta.

Allo stesso tempo, il datore di lavoro deve valutare seriamente eventuali motivi che rendano l’incarico incompatibile con la situazione del lavoratore. Possono esserci, ad esempio, condizioni personali, sanitarie, organizzative o operative che richiedono una valutazione attenta.

La gestione corretta non è forzare la nomina, ma scegliere lavoratori realmente idonei e disponibili sul piano organizzativo, formandoli e mettendoli nelle condizioni di svolgere il compito in sicurezza.

Cosa deve fare concretamente l’addetto antincendio?

L’addetto antincendio non ha un unico compito standard valido per tutte le aziende.

Le attività dipendono dal rischio incendio, dal piano di emergenza, dalle procedure aziendali, dalla formazione ricevuta e dai presidi disponibili.

In generale, l’addetto può essere coinvolto in:

  • sorveglianza delle misure antincendio;
  • verifica della presenza e accessibilità degli estintori;
  • conoscenza delle vie di esodo;
  • partecipazione alle prove di evacuazione;
  • gestione dell’allarme;
  • supporto all’evacuazione;
  • primo intervento su principi di incendio, se possibile e in sicurezza;
  • comunicazione con i soccorsi;
  • collaborazione alla gestione del punto di raccolta;
  • segnalazione di criticità al datore di lavoro o al Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione.

La preparazione degli addetti deve essere verificata anche nella pratica: le prove di evacuazione consentono di controllare se allarme, vie di esodo, punto di raccolta e compiti assegnati funzionano realmente durante un’emergenza simulata.

La cosa fondamentale è che i compiti siano conosciuti prima dell’emergenza. Un addetto antincendio che non sa dove si trovano estintori, quadro elettrico, uscite di emergenza e punto di raccolta non è realmente in grado di svolgere la propria funzione.

Conoscere la posizione dei presidi non è sufficiente se questi risultano nascosti, non raggiungibili o non adeguati al rischio presente: nella guida sugli estintori in azienda spieghiamo quanti ne servono, dove devono essere posizionati e come garantirne l’accessibilità.

Quali responsabilità ha il datore di lavoro?

La nomina dell’addetto antincendio non libera il datore di lavoro dalle proprie responsabilità.

Il datore di lavoro resta il soggetto che deve organizzare la prevenzione e la gestione dell’emergenza. In particolare deve:

  • valutare il rischio incendio;
  • adottare misure di prevenzione e protezione;
  • designare gli addetti;
  • assicurare formazione e aggiornamento;
  • garantire che gli addetti siano in numero sufficiente;
  • mettere a disposizione attrezzature adeguate;
  • predisporre il piano di emergenza quando previsto;
  • informare i lavoratori sui rischi e sulle procedure;
  • verificare la coerenza tra documenti e organizzazione reale;
  • mantenere aggiornata la documentazione.

Il datore di lavoro non può limitarsi a raccogliere attestati. Deve dimostrare che la sicurezza antincendio è gestita come parte dell’organizzazione aziendale.

In caso di controllo, gli organi di vigilanza potrebbero verificare non solo se esiste una nomina, ma anche se:

  • gli addetti sono formati;
  • gli attestati sono coerenti con il livello dell’attività;
  • le procedure sono note;
  • il piano di emergenza, se previsto, è aggiornato;
  • gli estintori sono presenti e controllati;
  • le vie di esodo sono libere;
  • il personale sa cosa fare;
  • gli addetti sono presenti nei turni di lavoro;
  • la documentazione è conservata correttamente.

Quali responsabilità ha l’addetto antincendio?

L’addetto antincendio ha il compito di svolgere l’incarico ricevuto secondo la formazione, le procedure aziendali e le condizioni operative.

Non diventa, però, il responsabile generale della sicurezza antincendio aziendale. La responsabilità organizzativa resta in capo al datore di lavoro e, per gli aspetti di competenza, agli altri soggetti della prevenzione.

L’addetto deve:

  • partecipare alla formazione;
  • rispettare le procedure;
  • segnalare eventuali criticità;
  • collaborare alla gestione dell’emergenza;
  • non esporsi a rischi non compatibili con la formazione e le attrezzature disponibili;
  • agire secondo le istruzioni ricevute.

Un errore frequente è pensare che, una volta nominato l’addetto, il datore di lavoro abbia trasferito su di lui la responsabilità dell’antincendio. Non è così. La nomina è uno strumento organizzativo, non uno scarico di responsabilità.

Cosa deve essere chiaro all’addetto

Ogni addetto antincendio dovrebbe sapere:

  • qual è il proprio ruolo;
  • chi deve avvisare in caso di emergenza;
  • dove sono gli estintori;
  • dove sono le uscite;
  • qual è il punto di raccolta;
  • quando intervenire e quando non intervenire;
  • come dare l’allarme;
  • come comportarsi con clienti, visitatori o lavoratori esterni;
  • chi coordina l’emergenza.
Addetto-antincendio-estintori
Addetto antincendio e controllo estintori

Quando serve il piano di emergenza?

Il piano di emergenza non è sempre richiesto per ogni luogo di lavoro, ma quando è previsto diventa un documento centrale nella gestione antincendio.

Il D.M. 2 settembre 2021 prevede la predisposizione del piano di emergenza, tra gli altri casi, per:

  • luoghi di lavoro ove sono occupati almeno dieci lavoratori;
  • luoghi di lavoro aperti al pubblico caratterizzati dalla presenza contemporanea di più di cinquanta persone;
  • luoghi di lavoro che rientrano nell’allegato I al Decreto del Presidente della Repubblica 1 agosto 2011, n. 151.

Nel piano di emergenza devono essere riportate le misure di gestione della sicurezza antincendio in emergenza. Devono, inoltre, essere indicati i nominativi dei lavoratori incaricati dell’attuazione delle misure di prevenzione incendi, lotta antincendio e gestione delle emergenze, oppure il nominativo del datore di lavoro nei casi previsti.

Per i luoghi di lavoro che non rientrano nei casi in cui il piano è obbligatorio, resta comunque necessario adottare misure organizzative e gestionali da attuare in caso di incendio. Tali misure devono essere riportate nel Documento di Valutazione dei Rischi o nel documento redatto secondo le procedure standardizzate.

Questo significa che l’assenza dell’obbligo di piano di emergenza non equivale ad assenza di organizzazione antincendio.

Per verificare in quali casi il documento è obbligatorio, quali procedure deve descrivere e quando deve essere aggiornato, consulta la guida dedicata al piano di emergenza ed evacuazione.

Come collegare nomina, DVR, piano di emergenza e formazione?

La gestione corretta dell’addetto antincendio richiede coerenza tra documenti e realtà aziendale.

Il percorso ideale è questo:

  1. l’azienda valuta il rischio incendio;
  2. individua le misure di prevenzione e protezione;
  3. stabilisce se è necessario il piano di emergenza;
  4. definisce le procedure operative;
  5. designa gli addetti antincendio;
  6. organizza la formazione corretta;
  7. aggiorna gli attestati quando necessario;
  8. informa tutti i lavoratori;
  9. verifica periodicamente che l’organizzazione funzioni.

Se questi elementi non dialogano tra loro, il sistema è fragile.

Ad esempio, un Documento di Valutazione dei Rischi che indica un certo rischio incendio, un piano di emergenza che non riporta correttamente gli addetti e attestati non coerenti con il livello dell’attività sono segnali di una gestione documentale disordinata.

L’obiettivo non è produrre carta. L’obiettivo è costruire un sistema semplice, verificabile e funzionante.

Quali errori evitare nella nomina dell’addetto antincendio?

Gli errori più frequenti non riguardano solo la mancanza del corso. Spesso riguardano la scarsa coerenza tra nomina, formazione e organizzazione reale.

Ecco gli errori più pericolosi:

  • nominare un addetto senza formazione;
  • scegliere un lavoratore che non è quasi mai presente in azienda;
  • nominare un solo addetto in aziende con più turni;
  • non aggiornare la formazione;
  • confondere corso lavoratori e corso antincendio;
  • usare ancora le vecchie denominazioni senza verificare i livelli attuali;
  • non inserire i nominativi nel piano di emergenza quando previsto;
  • non aggiornare la nomina dopo dimissioni, cambio mansione o trasferimento;
  • non prevedere sostituti in caso di ferie o assenze;
  • non informare gli altri lavoratori sulle procedure;
  • non svolgere prove di evacuazione quando necessarie;
  • conservare attestati non leggibili o incompleti;
  • non collegare la nomina al Documento di Valutazione dei Rischi;
  • considerare la nomina come uno scarico di responsabilità sul lavoratore.

Errore tipico da evitare

“Abbiamo l’attestato, quindi siamo a posto.”

No. L’attestato è solo una parte del sistema. L’azienda deve poter dimostrare anche nomina, presenza effettiva degli addetti, coerenza con il rischio incendio, procedure di emergenza e aggiornamento della documentazione.

Cosa possono controllare gli organi di vigilanza?

In caso di controllo, la gestione dell’addetto antincendio può essere verificata sotto diversi profili.

Gli aspetti più probabili sono:

  • presenza della valutazione del rischio incendio;
  • designazione degli addetti;
  • attestati di formazione e aggiornamento;
  • coerenza tra livello del corso e rischio dell’attività;
  • piano di emergenza, se previsto;
  • indicazione dei nominativi degli addetti nel piano;
  • informazione dei lavoratori;
  • presenza e accessibilità dei presidi antincendio;
  • manutenzione di estintori e impianti;
  • vie di esodo libere;
  • cartellonistica;
  • registro dei controlli, quando applicabile;
  • prove di evacuazione, quando previste;
  • aggiornamento della documentazione.

La verifica non riguarda soltanto l’esistenza dei documenti, ma anche la loro coerenza.

Un’azienda con molti documenti ma procedure non applicate può essere comunque vulnerabile. Al contrario, una gestione ordinata, semplice e documentata consente di dimostrare che l’organizzazione antincendio è realmente presidiata.

Come verificare subito se l’azienda è in regola?

Per fare un primo controllo interno, l’azienda può partire da alcune domande operative:

  • Abbiamo valutato correttamente il rischio incendio?
  • Abbiamo individuato gli addetti antincendio?
  • Gli addetti sono presenti nei diversi turni e reparti?
  • Gli addetti hanno frequentato il corso corretto?
  • Gli attestati sono aggiornati?
  • Il piano di emergenza è obbligatorio per la nostra attività?
  • Se il piano è obbligatorio, contiene i nominativi aggiornati degli addetti?
  • I lavoratori sanno cosa fare in caso di emergenza?
  • Le vie di esodo sono libere?
  • Gli estintori sono accessibili e controllati?
  • Le procedure sono coerenti con la realtà aziendale?
  • Abbiamo documenti ordinati da mostrare in caso di controllo?

Se anche una sola risposta è incerta, è opportuno fare una verifica più approfondita.

Checklist operativa per il datore di lavoro

Checklist addetto antincendio

  • Verificare la valutazione del rischio incendio.
  • Individuare il livello dell’attività ai fini della formazione antincendio.
  • Stabilire quanti addetti servono in base a sedi, turni, reparti e rischi.
  • Formalizzare la nomina per iscritto.
  • Far frequentare agli addetti il corso antincendio corretto.
  • Verificare la scadenza dell’aggiornamento.
  • Inserire i nominativi nel piano di emergenza, se previsto.
  • Informare tutti i lavoratori sulle procedure di emergenza.
  • Verificare accessibilità di estintori, uscite e percorsi di esodo.
  • Conservare attestati, nomine e documenti in modo ordinato.
  • Aggiornare la nomina in caso di cambio mansione, dimissioni, assenze prolungate o riorganizzazione.
  • Programmare controlli periodici sull’efficacia dell’organizzazione.

Dalla norma alla pratica: cosa fare da domani in azienda

La nomina dell’addetto antincendio non deve essere trattata come una formalità da archiviare, ma come una scelta organizzativa concreta.

Da domani, l’azienda dovrebbe verificare tre cose: se ha nominato gli addetti, se gli addetti sono formati correttamente e se l’organizzazione dell’emergenza funziona davvero nella realtà quotidiana.

La sicurezza antincendio non si misura soltanto dalla presenza di un attestato, ma dalla capacità dell’azienda di prevenire, organizzare e reagire in modo ordinato quando si presenta un’emergenza.

È qui che la norma diventa prevenzione concreta: non quando resta in un fascicolo, ma quando guida le decisioni quotidiane del datore di lavoro, dei responsabili aziendali e dei lavoratori.

 

Per Edafos, la sicurezza antincendio non è solo un obbligo da rispettare, ma un’organizzazione quotidiana da costruire con metodo: nominare, formare e rendere realmente operativi gli addetti antincendio significa proteggere l’azienda, le persone e la continuità del lavoro.

Faq Addetto antincendio
FAQ Addetto antincendio

FAQ

L’addetto antincendio è sempre obbligatorio?
La designazione degli addetti alla gestione delle emergenze rientra negli obblighi organizzativi del datore di lavoro. Le modalità concrete dipendono dalla valutazione del rischio incendio, dalle dimensioni dell’azienda, dall’organizzazione del lavoro e dalle misure di emergenza previste.

Chi può essere nominato addetto antincendio?
Può essere nominato un lavoratore interno, purché sia formato secondo il percorso antincendio adeguato e sia effettivamente inserito nell’organizzazione aziendale dell’emergenza.

Il datore di lavoro può fare direttamente l’addetto antincendio?
In alcuni casi il datore di lavoro può svolgere direttamente compiti legati alla gestione dell’emergenza, ma la scelta deve essere coerente con presenza effettiva, turni, sedi e rischio dell’attività.

Quanti addetti antincendio servono in azienda?
Non esiste un numero unico valido per tutte le aziende. Gli addetti devono essere in numero sufficiente rispetto a dimensioni, rischi, turni, reparti, sedi e presenza di pubblico.

Quale corso deve fare l’addetto antincendio?
L’addetto antincendio deve frequentare il corso previsto per il livello dell’attività: livello 1, livello 2 o livello 3, secondo il Decreto Ministeriale 2 settembre 2021.

Ogni quanto deve essere aggiornato il corso antincendio?
L’aggiornamento dell’addetto antincendio deve essere effettuato almeno ogni 5 anni. La durata del corso cambia in base al livello dell’attività: 2 ore per le attività di livello 1, 5 ore per le attività di livello 2 e 8 ore per le attività di livello 3. Per verificare la scadenza, l’azienda deve partire dalla data dell’ultimo corso di formazione o aggiornamento svolto dall’addetto.

Il lavoratore può rifiutare la nomina ad addetto antincendio?
Il lavoratore designato non può rifiutare la nomina se non per giustificato motivo. Eventuali motivi personali, sanitari o organizzativi devono essere valutati con attenzione dal datore di lavoro.

Il corso lavoratori sostituisce il corso antincendio?
No. La formazione generale e specifica dei lavoratori non sostituisce la formazione specifica prevista per gli addetti antincendio.

Il piano di emergenza è sempre obbligatorio?
Non in tutti i luoghi di lavoro. È previsto, tra gli altri casi, per luoghi di lavoro con almeno dieci lavoratori, luoghi aperti al pubblico con presenza contemporanea di più di cinquanta persone e attività soggette al Decreto del Presidente della Repubblica 151 del 2011. Anche quando il piano non è obbligatorio, restano necessarie misure organizzative e gestionali antincendio.

Link Utili

Decreto Legislativo 9 aprile 2008, n. 81 – Normattiva

Decreto Ministeriale 2 settembre 2021 – Gazzetta Ufficiale

Testo coordinato Decreto Ministeriale 2 settembre 2021 – Vigili del Fuoco

Accordo Stato-Regioni 17 aprile 2025 – Conferenza Stato-Regioni

Accordo Stato-Regioni 17 aprile 2025 – Ministero del Lavoro

Sicurezza antincendio e Circolare VVF 674/2026 – Edafos

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