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Classe L incendi: guida pratica ISO 3941:2026

Incendi da batterie al litio

Indice

 

Classe L incendi e ISO 3941:2026: perché le batterie al litio cambiano davvero gli scenari di rischio e cosa devono sapere aziende e RSPP

In questa guida vedremo:

  • cosa introduce la ISO 3941:2026
  • quando lo scenario Classe L riguarda davvero l’azienda
  • errori comuni nella ricarica e nello stoccaggio
  • cosa fare dopo un incendio con batterie al litio

Negli ultimi anni la diffusione delle batterie agli ioni di litio ha modificato profondamente il modo in cui si sviluppano e si gestiscono gli incendi nei luoghi di lavoro. Non si tratta solo di nuovi dispositivi, ma di dinamiche termiche diverse, con possibili riaccensioni e comportamenti del fuoco meno prevedibili rispetto agli scenari tradizionali. In questo contesto, la classificazione degli incendi evolve per offrire strumenti più chiari a tecnici e organizzazioni che devono aggiornare valutazioni del rischio, procedure operative e layout degli ambienti.

In 20 secondi

La Classe L identifica gli incendi in cui sono coinvolte batterie agli ioni di litio. Non è una moda né un tecnicismo per produttori: serve perché questi eventi possono comportare riaccensione, produzione rapida di fumi e difficoltà di controllo se non si prevede una gestione operativa prima, durante e dopo l’evento.

Non esiste una “classe E” per il rischio elettrico: l’elettricità è una condizione di innesco o di esposizione, non una classe di incendio.

La novità utile per le aziende è semplice: se in sede sono presenti batterie agli ioni di litio, occorre trattarle come scenario specifico nel Documento di Valutazione dei Rischi, nelle procedure e nei luoghi.

ISO 3941:2026 Classificazione incendi
ISO 3941:2026 classificazione incendi

Perché oggi si parla di Classe L incendi

Classe L incendi non è una semplice novità terminologica, ma una risposta tecnica a un fenomeno ormai diffuso in molti ambienti di lavoro. Batterie agli ioni di litio sono presenti in utensili professionali, laptop, powerbank, monopattini elettrici, carrelli elevatori, sistemi di continuità e soluzioni di accumulo energetico. Quando una batteria entra in guasto termico, lo scenario cambia radicalmente: le fiamme non seguono sempre le dinamiche degli incendi tradizionali e il rischio più critico diventa la riaccensione dopo uno spegnimento solo apparente.

La norma internazionale ISO 3941:2026, pubblicata il 21 gennaio 2026, introduce la Classe L proprio per rendere più chiara questa differenza e offrire a progettisti, RSPP e aziende un riferimento tecnico utile per impostare misure coerenti di prevenzione e gestione del rischio incendio.

ISO 3941:2026: cosa cambia nella classificazione degli incendi

La ISO 3941:2026 è la terza edizione della norma “Classification of fires” e sostituisce la ISO 3941:2007. La novità principale è l’introduzione della Classe L, dedicata agli incendi in cui la fonte di combustione e propagazione è legata a batterie agli ioni di litio e sistemi elettrochimici analoghi.

È importante chiarire un punto: una norma ISO è una norma tecnica volontaria, non una legge. Tuttavia, in ambito sicurezza può diventare un riferimento di buona prassi per la valutazione del rischio incendio, per la definizione di procedure e per l’orientamento delle scelte tecniche, specie quando nuovi scenari entrano nei luoghi di lavoro.

Riferimenti tecnici minimi ISO 3941:2026

La norma ISO 3941 nella sua edizione 2026 aggiorna la classificazione degli incendi introducendo la Classe L per gli eventi che coinvolgono batterie agli ioni di litio. L’aggiornamento aiuta a distinguere questi scenari da quelli tradizionalmente associati a solidi, liquidi, gas, metalli e oli da cucina, perché le batterie possono sviluppare dinamiche particolari, inclusa la possibilità di riaccensione.

È utile ricordare che nel linguaggio comune si parla spesso di “classe E”, ma non si tratta di una classe prevista dalla classificazione degli incendi: il rischio elettrico va gestito con procedure e misure tecniche, non con una lettera di classe.

Area ricarica batterie industriali - Classe L incendi
Area ricarica batterie industriali

Le classi di incendio: cosa significa davvero “classificare”

La classificazione degli incendi si fonda sulla natura del combustibile. È per questo che, storicamente, si parla di classe A per materiali solidi come legno, carta e tessuti, di classe B per liquidi infiammabili, di classe C per gas, di classe D per metalli combustibili e di classe F per oli e grassi da cucina. La Classe L si inserisce in questo quadro come categoria specifica per gli incendi legati alle batterie al litio, quando il comportamento del fuoco e la gestione dell’emergenza richiedono attenzioni ulteriori.

Decisione operativa in 30 secondi

Sono presenti aree di ricarica per e-bike o monopattini? Batterie di ricambio stoccate? Manutenzione di dispositivi elettrici? Carrelli elevatori elettrici? Sistemi UPS o accumuli?

Se la risposta è sì anche a una sola voce, il rischio di scenario Classe L non è teorico. Serve una verifica immediata di layout, procedure, formazione e mezzi antincendio.

Check rapido: segnali che la tua azienda è già in uno scenario Classe L

In molte realtà il rischio legato alle batterie agli ioni di litio è già presente senza essere stato formalmente riconosciuto. Succede quando la ricarica di dispositivi elettrici avviene in spazi condivisi con materiali combustibili, quando batterie di ricambio vengono accumulate senza una vera distinzione tra quelle integre e quelle da verificare, oppure quando carrelli elevatori elettrici, monopattini o utensili a batteria entrano nel ciclo operativo quotidiano senza una revisione del layout e delle procedure di emergenza. Anche la presenza di sistemi di continuità o di piccoli accumuli energetici può modificare gli scenari di incendio, soprattutto se la ventilazione degli ambienti non è stata pensata per gestire eventuali emissioni di gas. Non serve attendere un evento critico per parlare di Classe L incendi: spesso i segnali sono già visibili nell’organizzazione degli spazi, nelle abitudini operative e nelle modalità di ricarica adottate nel tempo.

Chiarimento: la “classe E” non esiste

Molti cercano “classe E incendio” pensando che l’elettricità sia una categoria a sé. In realtà l’elettricità è una possibile causa di innesco, non un combustibile. La classificazione, infatti, descrive ciò che brucia. Per questo non esiste una classe E dedicata agli incendi elettrici: un quadro elettrico può innescare, ma ciò che alimenta l’incendio rientra nelle classi basate sui materiali coinvolti.

Le Classi di Incendio

Per capire dove si colloca la Classe L, partiamo dalla classificazione completa degli incendi aggiornata.

Quadro sintetico delle categorie previste dalla nuova norma

 

Classe Combustibile Esempi comuni
Classe A Solidi organici Legno, carta, tessuti, gomma
Classe B Liquidi infiammabili Benzina, alcol, solventi, vernici
Classe C Gas infiammabili Metano, GPL, Idrogeno
Classe D Metalli combustibili Magnesio, Potassio, Sodio
Classe F Oli e grassi da cucina Mezzi di cottura (cucine professionali)
Classe L Batterie agli Ioni di Litio Smartphone, EV, Carrelli elevatori, UPS

 

Stoccaggio batterie al litio
Stoccaggio batterie agli ioni di litio

Perché le batterie al litio sono diverse

Le batterie agli ioni di litio possono entrare in thermal runaway, una reazione a catena che genera calore, rilascio di gas e, in alcuni casi, fiamme. Anche quando le fiamme si attenuano, la batteria può continuare a sviluppare calore internamente e riaccendersi. È il motivo per cui, nella gestione reale, spesso la priorità non è solo “spegnere”, ma raffreddare e controllare nel tempo, evitando propagazione e proteggendo le persone dai fumi.

L’acqua può essere utile, soprattutto per raffreddare e ridurre la probabilità di riaccensione, ma la strategia non è mai una formula unica. Cambiano contesto, quantità di batterie, accessibilità, ventilazione, presenza di materiali combustibili e rapidità di intervento.

Vale in Italia? Cosa cambia davvero per aziende e consulenti

In Italia la ISO 3941:2026 non si traduce automaticamente in un nuovo obbligo. L’impatto concreto è diverso: se in azienda esistono scenari con batterie al litio, diventa ragionevole aggiornare la valutazione del rischio incendio, rivedere layout e procedure e rendere coerente la gestione dell’emergenza. In parallelo, la formazione degli addetti antincendio e l’organizzazione delle misure gestionali restano ancorate al quadro nazionale, incluso il  Decreto del Ministero dell’Interno 2 settembre 2021 sulla gestione della sicurezza antincendio nei luoghi di lavoro.

DVR e rischio incendio: quando e come aggiornare

L’aggiornamento del Documento di Valutazione dei Rischi ha senso ogni volta che cambia lo scenario: introduzione di nuove postazioni di ricarica, incremento significativo di batterie stoccate, avvio di attività di manutenzione o riparazione, inserimento di sistemi di accumulo energetico o di UPS. In pratica, non si tratta di aggiungere una riga generica: serve descrivere dove sono le batterie, quante sono, come vengono caricate, chi controlla, quali segnali di anomalia devono fermare l’uso e quali azioni attivare.

Per battere davvero il rischio, il DVR deve tradursi in procedure: aree dedicate, regole di quarantena per batterie danneggiate, controlli pre-ricarica e un piano chiaro di comunicazione interna.

Classe L incendi - batterie al litio
Termoscanner

Ricarica e stoccaggio in sicurezza: misure pratiche

Le postazioni di ricarica dovrebbero essere pensate come un’area a rischio specifico, non come una presa di corrente disponibile. La soluzione più efficace parte dal layout: distanza dai materiali combustibili, buona ventilazione, possibilità di isolamento dell’area e presenza di segnalazioni chiare. Sul piano operativo è fondamentale stabilire chi può ricaricare, con quali caricabatterie, con quali controlli e in quali orari, evitando ricariche non presidiate in locali chiusi e carichi di combustibili.

Per lo stoccaggio, il punto decisivo è la gestione delle batterie di ricambio e delle batterie “sospette”. Se una batteria mostra deformazioni, odori insoliti, surriscaldamento o danni da urto, va separata dai flussi ordinari e gestita con una procedura dedicata, in attesa di valutazione e smaltimento secondo le regole applicabili.

Segnaletica e pittogrammi: cosa fare finché non c’è un’icona “Classe L”

Ad oggi non risulta disponibile un pittogramma armonizzato internazionale specifico per “Classe L” paragonabile, per intenderci, alle icone standardizzate della segnaletica di sicurezza.

In attesa di un eventuale consolidamento normativo e di indicazioni univoche, la scelta più solida è adottare una cartellistica interna chiara e non ambigua, coerente con la segnaletica aziendale: per esempio, segnalare l’area come “Ricarica batterie agli ioni di litio” e, per i presidi, indicare “Estintore idoneo per incendi che coinvolgono batterie agli ioni di litio”, con riferimento alla documentazione del produttore e, quando applicabile, ai criteri di prova previsti dagli standard tecnici in evoluzione.

Questo approccio evita due errori tipici: affidarsi a etichette non standard senza spiegazione oppure utilizzare simboli “creativi” che non aiutano davvero chi deve agire durante un’emergenza.

Prima di affrontare le scelte tecniche sui presidi e sulle procedure, può essere utile fermarsi un momento e osservare se alcune situazioni descritte sono già presenti, anche in forma implicita, nella quotidianità aziendale.

 

Nuova norma ISO incendi
Nuova norma ISO incendi

Check rapido: quando la Classe L è già presente senza che ce ne accorgiamo

La Classe L incendi non nasce solo nei grandi impianti o nei sistemi di accumulo complessi: spesso prende forma in modo silenzioso, dentro abitudini operative ormai considerate normali. Postazioni di ricarica improvvisate, batterie di ricambio conservate insieme ad altri materiali, dispositivi elettrici lasciati in carica fuori controllo o carrelli elevatori collegati durante le pause di lavoro sono segnali che indicano uno scenario già evoluto rispetto agli incendi tradizionali.

Anche piccoli UPS o utensili a batteria, se concentrati nello stesso ambiente, possono modificare il carico di rischio senza che venga percepito immediatamente. In molti casi non è la tecnologia a essere nuova, ma il modo in cui viene integrata negli spazi e nelle routine aziendali: è proprio qui che la lettura della Classe L diventa uno strumento utile per osservare l’ambiente con uno sguardo diverso e più consapevole.

Riconoscere questi segnali non significa necessariamente introdurre nuove tecnologie o stravolgere l’organizzazione esistente, ma comprendere come integrare misure di prevenzione più mirate. È da questa consapevolezza che nasce la scelta dei presidi antincendio e delle procedure operative più adatte agli scenari legati alle batterie agli ioni di litio.

Classe L incendi - Controllo operativo e gestione delle batterie al litio
Classe L incendi – Controllo operativo e gestione delle batterie

Batterie “sospette”: riconoscimento, isolamento e gestione operativa

Nel lavoro quotidiano il problema non è soltanto la ricarica ordinaria, ma soprattutto la gestione delle batterie che mostrano segnali di anomalia. Una batteria può diventare “sospetta” quando presenta rigonfiamenti o deformazioni del contenitore, quando emette odori insoliti, quando tende a surriscaldarsi anche in assenza di carico, oppure quando ha subito urti, cadute o schiacciamenti. In questi casi l’errore più comune è trattarla come una batteria normale, reinserendola nello stoccaggio ordinario o collegandola alla ricarica “per vedere se torna a funzionare”.

Dal punto di vista organizzativo, la gestione corretta parte dall’isolamento: la batteria anomala va rimossa dai flussi operativi e collocata in un’area dedicata, chiaramente identificata e separata da materiali combustibili, dove sia possibile ridurre l’esposizione delle persone e contenere eventuali conseguenze. È utile definire in anticipo chi può prendere in carico il caso, quali verifiche effettuare e quali comportamenti vietare, evitando manipolazioni improvvisate o interventi non autorizzati.

La procedura aziendale dovrebbe chiarire anche cosa accade dopo l’isolamento: valutazione tecnica, decisione su ripristino o dismissione e avvio allo smaltimento secondo le regole applicabili, con tracciabilità interna dell’evento. In questo modo la “batteria sospetta” non resta un problema individuale del singolo operatore, ma diventa un evento gestito in modo coerente, documentabile e ripetibile.

 

Presidi antincendio e fornitori: cosa chiedere davvero (senza farsi vendere fumo)

La domanda più comune è: “Quale estintore serve per le batterie al litio?”. La risposta corretta non è un nome commerciale, ma un metodo. L’errore più frequente è cercare “il prodotto giusto” e rimandare tutto il resto. In realtà, quando si parla di incendi che coinvolgono batterie agli ioni di litio, la prima richiesta al fornitore deve riguardare l’idoneità documentata del presidio per quello specifico scenario, le prove di efficacia effettuate, i limiti dichiarati e le condizioni operative reali di utilizzo.

Non basta sapere se il dispositivo spegne le fiamme iniziali: occorre chiedere cosa accade dopo lo spegnimento, quali sono i tempi di applicazione, come viene gestito il raffreddamento prolungato e in che modo si previene la riaccensione, che rappresenta una delle criticità tipiche di questi eventi. Devono essere chiare anche le istruzioni operative, le condizioni che permettono di considerare concluso l’intervento, le modalità di monitoraggio successive e i requisiti di sicurezza per il personale addetto. Se la risposta è generica o “vale per tutti gli incendi”, non è una risposta adeguata per una gestione responsabile del rischio.

Parallelamente, la procedura aziendale deve descrivere cosa fare immediatamente dopo l’intervento: isolamento del dispositivo coinvolto, monitoraggio nel tempo e gestione dei fumi. Nelle realtà dove le batterie sono numerose o concentrate in aree specifiche, l’approccio può richiedere misure integrative, come compartimentazioni dedicate, sistemi fissi di protezione, rilevazione precoce e piani di emergenza più strutturati, coerenti con la reale esposizione al rischio.

Il quadro tecnico europeo: la bozza prEN 3-11 per gli estintori

Oltre alla ISO 3941:2026, che introduce la Classe L nella classificazione degli incendi, in Europa è in sviluppo la bozza di norma prEN 3-11, dedicata alle prove di prestazione, ai requisiti e alla marcatura degli estintori portatili “idonei” per incendi che coinvolgono batterie agli ioni di litio. La differenza è sostanziale: la ISO descrive la tipologia di incendio in base alla natura del fenomeno, mentre la prEN 3-11 mira a definire come testare e dichiarare l’efficacia di un estintore in scenari legati a batterie al litio. In questo contesto è utile chiarire anche un punto tecnico spesso frainteso: i documenti di lavoro collegati alla prEN 3-11 evidenziano che, allo stato attuale, non si parla tanto di “bloccare” il thermal runaway nella singola cella, quanto di limitare la propagazione dell’incendio nel pacco batteria e di gestire l’evento in modo controllato, includendo la fase di raffreddamento e prevenzione della riaccensione.

Errori comuni

Sottovalutare la ricarica. Considerare la ricarica di e-bike e dispositivi come un’attività “banale”, lasciandola in corridoi, depositi improvvisati o vicino a materiali combustibili.

Affidarsi all’estintore generico. Pensare che basti avere un presidio standard: per scenari Classe L servono procedure chiare, ruoli definiti, tempi di intervento strutturati e, soprattutto, una gestione attenta del post-evento.

Ignorare le batterie danneggiate. Trattarle come materiali ordinari, reinserendole nei flussi di stoccaggio senza isolamento e valutazione dedicata.

 

Classe L incendi da batterie al litio
Classe L incendi da batterie al litio

Procedura post-evento: quando l’emergenza non è davvero finita

Negli incendi di Classe L la gestione non termina quando le fiamme si spengono. La fase successiva è spesso la più delicata: è qui che si riduce il rischio di riaccensione e si tutela la sicurezza delle persone esposte ai fumi e ai residui termici.

A differenza degli incendi tradizionali, dove lo smassamento e il raffreddamento del materiale combustibile segnano la chiusura dell’intervento, nel caso delle batterie agli ioni di litio può persistere una reazione interna non visibile.

Il fattore “tempo”: perché l’intervento non finisce allo spegnimento

Il rischio di riaccensione non è teorico. Una batteria può apparire estinta, ma continuare a sviluppare calore a causa di reazioni esotermiche residue nel pacco celle. Questo accumulo può provocare una riaccensione improvvisa anche molte ore dopo l’evento iniziale, talvolta entro 24–48 ore.

Per questo motivo la gestione post-evento non può limitarsi alla bonifica dei locali. Deve prevedere:

  • monitoraggio della temperatura
  • isolamento fisico del dispositivo coinvolto
  • controllo dell’area per prevenire propagazione

In ambito organizzativo è utile prevedere una vera e propria quarantena operativa: ogni dispositivo coinvolto in un incendio di Classe L, o che abbia subito un forte shock termico o meccanico, dovrebbe essere trasferito in un’area isolata, lontana da materiali combustibili, e mantenuto sotto osservazione per un periodo congruo prima dello smaltimento.

Per l’RSPP il principio è chiaro: non considerare concluso l’intervento finché non è trascorso un tempo adeguato di monitoraggio. La fretta di riprendere le attività è una delle cause più frequenti dei secondi incendi, spesso più complessi del primo.

Evacuazione da incendio in stabilimento industriale
Evacuazione da incendio in stabilimento industriale

Gestione dei fumi e protezione delle persone

Negli incendi che coinvolgono batterie agli ioni di litio la criticità non riguarda solo le fiamme. La decomposizione dei materiali può generare gas tossici e corrosivi, tra cui idrogeno fluoruro (HF).

Per questo motivo le procedure aziendali devono mettere al primo posto:

  • riduzione dell’esposizione
  • evacuazione ordinata
  • ventilazione controllata
  • limitazione dell’accesso all’area fino al ripristino delle condizioni di sicurezza

Il post-evento, dunque, non è una formalità tecnica ma una fase strutturale della gestione del rischio Classe L.

 

Tossicità dei fumi: perché l’acido fluoridrico cambia le priorità operative

Negli incendi che coinvolgono batterie agli ioni di litio, la criticità non riguarda solo lo spegnimento. La combustione e la decomposizione dei materiali della batteria possono generare una miscela complessa di gas e sottoprodotti, tra cui idrogeno fluoruro (HF), particolarmente pericoloso perché tossico e altamente corrosivo. Studi sperimentali e documenti tecnici riportano emissioni significative di HF durante incendi di batterie al litio, con valori che variano in funzione del tipo di cella, dello stato di carica e delle condizioni dell’incendio. Per questo, nelle procedure aziendali e nella formazione degli addetti, va enfatizzato che l’obiettivo non è “stare vicino per controllare”, ma ridurre l’esposizione, mettere al primo posto l’evacuazione e la gestione dei fumi, e governare con attenzione la fase di post-evento, in cui ventilazione e controllo dell’area diventano decisivi per la sicurezza delle persone.

Decisione operativa per l’RSPP: cosa fare domani mattina

Se nella tua organizzazione sono presenti batterie agli ioni di litio, non aspettare un aggiornamento normativo formale per intervenire. Parti da tre verifiche concrete:

  • Esiste una procedura scritta per la gestione post-evento con monitoraggio termico e isolamento del dispositivo coinvolto?
  • È stata individuata un’area fisica per la “quarantena operativa” delle batterie danneggiate o coinvolte in un principio di incendio?
  • Gli addetti antincendio sanno che l’intervento non termina con lo spegnimento ma continua con una fase di osservazione e controllo?

Se anche solo una di queste risposte è negativa, il rischio non è teorico: è organizzativo.

Checklist finale da usare domani mattina

Verifica dove avviene davvero la ricarica e se quel punto è lontano da vie di esodo e materiali facilmente combustibili. Controlla se esiste un’area fisica per la quarantena operativa di dispositivi danneggiati o sospetti, anche piccola ma reale. Chiarisci chi decide quando un dispositivo deve essere isolato e chi controlla il monitoraggio nel tempo. Verifica se gli addetti antincendio sanno che l’intervento può richiedere una fase di osservazione e controllo dopo lo spegnimento. Controlla che prese, multiprese e caricabatterie non siano gestiti “per abitudine”, senza limiti e senza ordine. Inserisci lo scenario nel Documento di Valutazione dei Rischi e collega la valutazione a procedure e luoghi, perché senza questa coerenza la gestione resta fragile.

La norma classifica il rischio. L’organizzazione decide come governarlo.

 

FAQ FAQ Classe L incendi ISO 3941:2026
FAQ Classe L incendi

FAQ

La Classe L riguarda anche powerbank, smartphone e piccoli dispositivi?

In linea generale, sì: la classe descrive la natura del rischio legato alle batterie al litio, indipendentemente dalle dimensioni. Tuttavia, ciò che cambia sono probabilità e conseguenze: una singola batteria in un device è diversa da un magazzino di batterie di ricambio.

La Classe L vale anche per veicoli elettrici e parcheggi?

Il rischio si manifesta soprattutto in presenza di ricarica, manutenzione o incidenti che danneggiano le batterie. Nei parcheggi aziendali la valutazione dipende da layout, ventilazione, carichi d’incendio e procedure.

Che differenza c’è tra batterie agli ioni di litio e litio metallico?

In termini di classificazione, il litio metallico rientra nella classe D dei metalli combustibili, mentre la Classe L riguarda scenari tipici delle batterie agli ioni di litio, con particolare attenzione al thermal runaway e alla riaccensione.

Devo sostituire tutti i miei estintori immediatamente?

Non esiste un obbligo di sostituzione massiva immediata. Tuttavia, la ISO 3941:2026 impone di rivalutare i pericoli: se la tua azienda ha stoccaggi di batterie o aree di ricarica, la protezione attuale (polvere o CO2) potrebbe non essere più considerata idonea in sede di ispezione. In questi casi, è necessario integrare la dotazione con estintori certificati per la Classe L.

Esiste la classe E per incendi elettrici?

Nel linguaggio comune si usa spesso questa espressione, ma non è una classe prevista dalla classificazione degli incendi. Il rischio elettrico è una condizione di innesco o un fattore che complica l’intervento, e va gestito con misure tecniche e procedure.

Se ho solo telefoni e portatili devo preoccuparmi?

Sì, perché il tema non è la “quantità industriale” ma la presenza reale di dispositivi e punti di ricarica. Anche pochi device, se ricaricati in luoghi impropri o gestiti senza regole, possono generare un rischio organizzativo.

Basta comprare un estintore specifico?

No, perché l’acquisto senza organizzazione è l’errore più comune. Serve definire luoghi, regole di ricarica, gestione dei dispositivi danneggiati e procedura post-evento, oltre all’addestramento.

Cosa devo scrivere nel Documento di Valutazione dei Rischi?

Devi descrivere dove sono presenti batterie, come avviene ricarica e stoccaggio, quali scenari prevedi, quali misure tecniche e organizzative adotti e come gestisci il post-evento. L’obiettivo è rendere coerenti valutazione, procedure e luoghi.

Perché si parla di riaccensione?

Perché alcuni eventi che coinvolgono batterie possono riprendere anche dopo un apparente controllo iniziale. Per questo serve considerare osservazione, raffreddamento e monitoraggio come parte della gestione, non come “opzione”.

Link Utili

ISO 3941:2026

OSHA – Lithium-ion Battery Safety

Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco – Studio sui rischi connessi allo stoccaggio di sistemi di accumulo litio-ione

Decreto del Ministero dell’Interno 2 settembre 2021

 

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