Manuale pratico per scegliere, posizionare e “validare” un estintore per scenari Classe L: cosa chiedere al fornitore, come leggere i test e come aggiornare procedure e DVR
Parlare di estintori batterie al litio oggi significa parlare di responsabilità tecnica, valutazione del rischio e coerenza del DVR. La diffusione di e-bike, carrelli elevatori elettrici, sistemi di accumulo e flotte aziendali rende la scelta del presidio antincendio una decisione strategica.
Molti RSPP si pongono domande molto concrete:
- Serve davvero un estintore specifico per la Classe L?
- La CO₂ è sufficiente?
- Come dimostro, in caso di controllo, che la scelta è tecnicamente motivata?
- Cosa succede se la batteria si riaccende dopo lo spegnimento?
La differenza tra un presidio “formalmente presente” e un presidio realmente adeguato non sta nel nome commerciale, ma nella capacità di governare lo scenario reale: quantità di batterie, modalità di ricarica, layout e gestione del post-evento.

Dall’ufficio al magazzino: la gestione operativa della Classe L
L’introduzione della Classe L (ISO 3941:2026) trasforma la sicurezza antincendio da un adempimento formale a una necessità logistica quotidiana. Si tratta di una classificazione internazionale degli incendi che orienta il mercato e la progettazione tecnica, ma non introduce di per sé obblighi cogenti nell’ordinamento italiano.
Non parliamo più di scenari confinati ai laboratori, ma della realtà di ogni azienda che gestisce e-bike, carrelli elevatori elettrici o semplici gruppi di continuità (UPS). Scegliere un presidio oggi significa saper distinguere tra un’etichetta commerciale e un dispositivo capace di stabilizzare un evento termico complesso. Nelle prossime regole vedremo come passare dalla teoria alla pratica, validando la scelta tecnica in modo che sia realmente coerente con il tuo scenario di rischio.
Estintore Classe L: è obbligatorio?
Nel quadro normativo vigente in Italia non è attualmente prevista una disposizione che imponga espressamente l’installazione di un “estintore Classe L” come categoria autonoma obbligatoria nei luoghi di lavoro.
I riferimenti restano:
• il Decreto Legislativo 9 aprile 2008, n. 81 (Testo Unico sulla salute e sicurezza sul lavoro);
• il Decreto 2 settembre 2021 (gestione della sicurezza antincendio nei luoghi di lavoro);
• il Decreto 3 settembre 2021 (criteri generali di progettazione, realizzazione ed esercizio della sicurezza antincendio).
Il principio centrale non è la denominazione commerciale o la classe riportata sull’estintore, ma la coerenza tra rischio individuato nel Documento di Valutazione dei Rischi e misura tecnica adottata.
Qualora nel sito siano presenti batterie agli ioni di litio in ricarica, stoccaggio o utilizzo operativo, la valutazione del rischio incendio dovrà considerare, tra gli altri aspetti:
• caratteristiche e capacità energetica delle batterie;
• modalità di innesco e possibile instabilità termica;
• probabilità di propagazione ad altri dispositivi o materiali combustibili;
• gestione del post-evento e rischio di riaccensione.
La scelta di un presidio orientato alla gestione della Classe L non discende da un obbligo nominale, ma dall’obbligo generale del datore di lavoro di adottare misure proporzionate e adeguate al rischio effettivamente presente.
In sede di verifica, l’attenzione dell’organo ispettivo si concentra sulla coerenza tecnica tra scenario descritto nel Documento di Valutazione dei Rischi, misure adottate e formazione degli addetti.

La prima regola: non comprare un estintore, compra uno scenario
La domanda “che estintore devo mettere?” è troppo generica. La domanda giusta è: quale scenario devo gestire, nel mio sito, con le persone che ho e i tempi che ho?
Tre scenari tipici (molto diversi tra loro):
- una piccola area ricarica in ufficio (laptop, powerbank, utensili leggeri)
- un’area operativa con più dispositivi in carica insieme (e-bike aziendali, attrezzature, batterie di ricambio)
- logistica e mezzi (carrelli elevatori elettrici, flotte, deposito manutenzione)
Se non definisci lo scenario, rischi di comprare un presidio perfetto “in teoria” ma inutilizzabile “in pratica”.

La seconda regola: polvere e CO₂ non sono “sbagliate”, sono spesso incomplete
Molti Responsabili del Servizio di Prevenzione e Protezione mettono polvere ABC o anidride carbonica vicino alle prese di ricarica pensando: “è un incendio elettrico, serve CO₂”.
Nella realtà, con le batterie agli ioni di litio, il problema è che:
- puoi abbattere la fiamma visibile senza raffreddare abbastanza il pacco batteria
- puoi avere una ripartenza dell’evento anche dopo lo spegnimento apparente
- puoi sottovalutare fumi e prodotti di decomposizione che rendono pericoloso restare “a controllare”
Quindi sì: quei presidi possono avere un ruolo in alcuni contesti, ma se lo scenario include batterie in carica o stoccate, devi valutare soluzioni che lavorino sul punto critico: raffreddamento e controllo del post-evento.
In contesti caratterizzati da batterie di piccola capacità, assenza di effetto domino e limitata densità di carico, un presidio tradizionale può risultare adeguato, purché coerente con la valutazione del rischio effettuata.

La terza regola: se il fornitore non parla di prove e marcature, stai comprando una promessa
La novità più rilevante degli ultimi mesi è la crescente attenzione ai criteri di prova dedicati agli incendi che coinvolgono batterie. In Europa si parla molto della bozza prEN 3-11, che mira a definire requisiti e metodi di test per estintori portatili “adatti” a incendi che coinvolgono batterie agli ioni di litio (in particolare pacchi piccoli/portatili).
Tradotto: non basta la scritta “idoneo per batterie al litio” sulla brochure.
Quando valuti un presidio, pretendere “evidenze” significa farsi dare:
- su quale tipo di batteria è stato testato (chimica e formato, per quanto dichiarato)
- quale capacità/scala di prova è stata utilizzata (per quanto dichiarato)
- come viene valutata la riaccensione e in quale finestra temporale (per quanto dichiarato)
- istruzioni operative coerenti con i risultati di prova
Se il fornitore si irrita quando chiedi queste cose, è un segnale utile.
La quarta regola: scegli l’agente estinguente per obiettivo, non per moda
Per gli scenari Classe L, gli obiettivi pratici sono tre:
- togliere energia all’evento (raffreddare)
- ridurre la propagazione (effetto domino tra celle/dispositivi)
- ridurre la probabilità di riaccensione (gestione dopo l’intervento)
Per questo molte soluzioni orientate alle batterie puntano su approcci a base acquosa (raffreddamento) e su sistemi/composti che migliorano adesione, penetrazione o isolamento.
Non esiste “l’estintore magico” valido sempre. Esiste l’estintore coerente con:
- quantità di dispositivi presenti
- accessibilità dell’area
- distanza operativa possibile in sicurezza
- ventilazione e gestione fumi
- competenza reale degli addetti che interverranno

Tabella pratica: quale presidio “aiuta” in quale bisogno
La tabella ha finalità orientativa e non sostituisce prove di laboratorio o certificazioni del singolo prodotto.
| Soluzione (macro) | Abbattimento fiamma | Raffreddamento | Riduzione riaccensione | Nota operativa |
| Polvere ABC | Buono sulla fiamma visibile | Limitato | Incerto | Spesso “fa scena” subito, ma non risolve sempre la criticità interna |
| CO₂ | Discreto su fiamme localizzate | Limitato | Incerto | Utile in alcuni contesti elettrici, ma spesso non stabilizza il pacco batteria |
| Soluzioni orientate al raffreddamento (approccio a base acquosa) | Variabile | Buono | Migliore | Punta a togliere energia, che è il cuore del problema |
| Barriere/minerali/sistemi isolanti | Buono | Medio | Buono | Aiutano soprattutto quando il rischio è la propagazione tra dispositivi |
La quinta regola: aggiorna anche dove lo metti, non solo cosa compri
Un presidio perfetto, nel posto sbagliato, vale poco.
Nelle aree di ricarica, l’errore classico è posizionare l’estintore “vicino alla presa”, costringendo chi interviene ad avvicinarsi proprio al punto più critico.
La logica operativa migliore è:
- poter raggiungere il presidio senza attraversare la zona di rischio
- mantenere una distanza di manovra ragionevole
- non bloccare vie di esodo con postazioni di ricarica improvvisate
Autorimesse e veicoli elettrici
Estintore per auto elettrica e autorimesse aziendali: cosa cambia
In autorimesse e parcheggi aziendali, la presenza di veicoli elettrici introduce complessità specifiche rispetto alle semplici postazioni di ricarica di biciclette elettriche o utensili:
• le batterie dei veicoli hanno capacità energetiche molto più elevate;
• gli spazi possono essere confinati o dotati di ventilazione limitata;
• la propagazione può coinvolgere più veicoli vicini;
• vie di esodo e compartimentazione assumono una rilevanza maggiore.
Non esiste un “estintore per auto elettrica” universale valido in ogni contesto. La valutazione deve considerare:
• compartimentazione dell’autorimessa;
• presenza di sistemi di rilevazione;
• numero di veicoli contemporaneamente in ricarica;
• gestione dell’area dopo un evento.
In ambienti autorimessa, il presidio portatile rappresenta solo una parte della strategia: la progettazione antincendio e la ventilazione assumono un ruolo determinante.
Qualora l’autorimessa sia soggetta ai controlli di prevenzione incendi, le soluzioni adottate dovranno risultare coerenti con il progetto approvato e con le eventuali prescrizioni del Comando competente.

Quanti estintori servono in un’area ricarica batterie al litio?
Una domanda che emerge spesso è:
Quanti estintori devo installare in un’area ricarica e-bike o carrelli elettrici?
La risposta non può essere standardizzata con un numero fisso.
Il dimensionamento dipende da:
- superficie dell’area
- numero di dispositivi in carica contemporaneamente
- distanza operativa sicura
- possibilità di accesso da più lati
- presenza di materiali combustibili
Il principio da seguire è quello generale della normativa antincendio: garantire un intervento rapido, senza obbligare l’addetto ad attraversare il focolaio.
Se l’area è estesa o suddivisa in più zone, può essere opportuno prevedere più presidi, anche per ridurre la distanza di intervento e garantire ridondanza.
La logica non è “metterne uno in più”, ma garantire che l’estintore sia realmente utilizzabile nei primi secondi. Restano validi i criteri generali di distribuzione e distanza previsti dalla normativa antincendio vigente.
Come scrivere il capitolato d’acquisto in 10 righe (senza farsi fregare)?
Inserisci nel capitolato 4 richieste minime: dichiarazione d’uso su incendi che coinvolgono batterie agli ioni di litio, descrizione delle prove o riferimenti a criteri di prova disponibili, istruzioni di impiego e post-evento, limitazioni d’uso. Se una di queste parti manca, stai acquistando “un’estinzione”, non una gestione del rischio.
La sesta regola: la vera differenza la fa la procedura dei primi 60 secondi
Le persone, in emergenza, non leggono manuali. Agiscono per abitudini.
Per questo, oltre all’estintore, devi definire una micro-procedura semplice, ripetibile, “da lavagna”, che gli addetti ricordano.
Esempio di sequenza operativa (adattabile al tuo contesto):
- se vedi fumo/odore anomalo da un dispositivo in ricarica, interrompi l’alimentazione solo se è sicuro farlo
- attiva l’allarme interno e chiama i soccorsi secondo le regole aziendali
- intervieni con estintore solo se sei addestrato e se la via di fuga è sempre garantita
- non restare a distanza ravvicinata a “controllare”: l’evento può evolvere e i fumi possono essere un problema serio
- isola l’area e attiva la gestione post-evento prevista
La micro-procedura deve essere coerente con il piano di emergenza e con la classificazione del livello di rischio incendio dell’attività.

La settima regola: non chiudere l’evento con lo spegnimento, chiudilo con il post-evento
Con le batterie, la domanda che conta non è “ho spento?”, ma “ho stabilizzato?”.
La riaccensione spontanea può avvenire ore dopo lo spegnimento apparente a causa del calore residuo intrappolato nelle celle. Serve una gestione post-evento scritta che includa:
- Controllo dell’area e divieto di riavvicinamento.
- Isolamento del dispositivo in una zona di quarantena sicura.
- Monitoraggio termico costante compatibile con il rischio di riattivazione.
- Gestione dei fumi e dell’aerazione secondo le condizioni del luogo.
Chiarimento che evita errori costosi
Se l’estintore “funziona” solo perché abbatte la fiamma visibile, potresti avere un falso senso di sicurezza. Nel rischio batterie, la differenza la fa ciò che succede dopo: temperatura residua, propagazione e riaccensione.

Oltre la scelta: Manutenzione, Costi e “Falsi Amici”
Per rendere la strategia realmente “chiavi in mano”, è necessario affrontare tre aspetti che spesso emergono in sede di acquisto o di audit:
La manutenzione degli estintori Classe L
Molti di questi presidi utilizzano tecnologie a base acquosa o additivi incapsulanti specifici. A differenza della polvere, che ha una stabilità molto lunga, questi agenti richiedono un’attenzione particolare alla scadenza e alla compatibilità chimica dell’additivo nel tempo. La manutenzione deve essere affidata a tecnici che conoscano le specifiche del produttore, garantendo che l’agente non perda il suo potere raffreddante proprio quando serve.
Il fattore costo e il “Total Cost of Ownership”
È vero: un estintore specifico per batterie al litio ha un costo d’acquisto superiore rispetto a un tradizionale estintore a polvere. Tuttavia, l’analisi nel DVR deve considerare il costo del danno collaterale. Utilizzare polvere ABC in un ufficio o in un magazzino di elettronica significa distruggere tutti i componenti sani a causa dell’acidità e della volatilità della polvere. Un presidio Classe L mirato riduce drasticamente i costi di bonifica post-evento e preserva i beni non coinvolti dalle fiamme.
Bombolette spray e mini estintori: perché non bastano
In rete si trovano spesso piccoli estintori spray venduti come soluzione per le batterie al litio. In ambito aziendale, questi dispositivi non sostituiscono i presidi omologati richiesti dal Decreto 2 settembre 2021. Possono essere considerati solo come integrazione volontaria per piccolissimi dispositivi (es. uno smartphone individuale), ma per le aree di ricarica e-bike o carrelli elevatori, la protezione deve essere affidata esclusivamente a estintori carrellati o portatili certificati e conformi alle norme tecniche vigenti.

Sistemi di accumulo fotovoltaico, UPS e magazzini batterie: il rischio nascosto
Non tutte le batterie sono visibili in un’area ricarica.
Molte aziende hanno installato:
- sistemi di accumulo per impianti fotovoltaici
- gruppi di continuità (UPS) in locali tecnici
- magazzini con batterie di ricambio
Qui il rischio è meno evidente ma spesso più critico, perché:
- i pacchi batteria possono essere di capacità elevata
- gli ambienti sono chiusi o poco ventilati
- l’accesso è limitato
In questi contesti la scelta dell’estintore deve essere integrata con:
- layout del locale tecnico
- accessibilità in emergenza
- procedura di isolamento
- eventuale supporto ai soccorsi esterni
La presenza di un UPS non è “un dettaglio tecnico”: è un elemento da esplicitare nel DVR.
Come aggiornarlo nel DVR in maniera semplice
Aggiungi una mini-sezione con:
- dove avviene la ricarica e con quali regole
- quali presidi sono presenti e perché sono stati scelti
- chi interviene e con quale procedura dei primi 60 secondi
- come viene gestito il post-evento (anche in 6 righe)

FAQ
Serve davvero un estintore specifico per batterie al litio?
Serve un presidio coerente con lo scenario. In molti contesti un estintore tradizionale non è sufficiente a gestire raffreddamento e riaccensione. La scelta dipende da quantità, layout e organizzazione.
La prEN 3-11 è già obbligatoria?
No: è una bozza di riferimento tecnico in evoluzione. È utile però come “domanda guida” quando valuti test, marcature e documentazione del produttore.
Perché si parla tanto di riaccensione?
Perché una batteria può mantenere calore interno e tornare instabile dopo lo spegnimento apparente. Il rischio reale spesso sta nelle ore successive.
Cosa devo chiedere al fornitore, in concreto?
Documentazione di prova coerente con l’uso dichiarato, istruzioni operative, limiti di impiego, indicazioni post-evento e criteri di manutenzione/sostituzione.
Il problema sono solo le aziende?
No. Anche autorimesse, condomini e spazi condivisi con ricariche di e-bike e monopattini possono avere scenari critici. Cambia il contesto, non il principio.
È vero che i fumi possono essere molto pericolosi?
Sì: in alcuni casi la decomposizione può generare sostanze irritanti e corrosive. La procedura deve prevedere distanza, evacuazione e gestione area, non “stazionamento” vicino al punto evento.
Link Utili
Gazzetta Ufficiale – Decreto 2 settembre 2021
Rischi connessi con lo stoccaggio di Sistemi di Accumulo Litio-Ione
EU-OSHA (OSHwiki) – Electromobility e rischi emergenti
Vigili del Fuoco – Linee guida ricarica veicoli elettrici (testo coordinato)


