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DPI di terza categoria: addestramento obbligatorio, esempi e responsabilità del datore di lavoro

DPI di terza categoria

Indice

Guida pratica per aziende, consulenti e responsabili della sicurezza: quando serve l’addestramento, come organizzarlo, quali DPI rientrano nella terza categoria e cosa deve dimostrare il datore di lavoro in caso di controllo

Nel linguaggio comune si parla spesso di “consegna dei DPI”, come se bastasse acquistare un dispositivo conforme e farlo firmare al lavoratore. In realtà, quando si entra nel campo dei DPI di terza categoria, la sicurezza non si esaurisce nella fornitura del dispositivo. Qui il rischio è grave, spesso mortale o capace di provocare danni irreversibili alla salute. Per questo il datore di lavoro deve fare un passo in più: deve garantire informazione, formazione e soprattutto addestramento pratico.

L’addestramento non è una formalità. È il momento in cui il lavoratore impara materialmente a indossare, regolare, controllare, usare, togliere, conservare e riconsegnare il dispositivo. È anche il momento in cui l’azienda può verificare se quel lavoratore è davvero in grado di usare il DPI in sicurezza, nelle condizioni reali in cui dovrà operare.

Per i DPI di terza categoria, quindi, la domanda non è soltanto “il dispositivo è stato consegnato?”, ma “il lavoratore sa usarlo correttamente quando il rischio si presenta davvero?”.

Da questa domanda parte la guida Edafos: un percorso pratico per capire quali dispositivi rientrano nella terza categoria, quando l’addestramento è obbligatorio, come organizzarlo, come documentarlo e quali errori evitare per non trasformare un obbligo di sicurezza in un adempimento solo formale.

Dispositivi di Protezione Individuale
Dispositivi di Protezione Individuale

Cosa sono i DPI di terza categoria

I dispositivi di protezione individuale, comunemente chiamati DPI, sono attrezzature destinate a essere indossate e tenute dal lavoratore per proteggerlo da uno o più rischi presenti durante l’attività lavorativa.

La terza categoria comprende i DPI destinati a proteggere da rischi che possono causare morte o danni irreversibili alla salute. Si tratta quindi della categoria più delicata, perché riguarda situazioni in cui un errore di scelta, uso o manutenzione può avere conseguenze gravissime.

Per comprendere bene la differenza, possiamo immaginare tre livelli.

La prima categoria riguarda rischi minimi, come piccole lesioni superficiali o condizioni non estreme. La seconda categoria comprende i DPI che non rientrano né nella prima né nella terza. La terza categoria, invece, riguarda i rischi più gravi: caduta dall’alto, atmosfere pericolose, sostanze chimiche molto dannose, agenti biologici nocivi, scosse elettriche, temperature estreme, annegamento, tagli da motosega e altri scenari in cui la protezione serve a evitare conseguenze letali o permanenti.

Questa distinzione non è solo tecnica. Ha un impatto diretto sugli obblighi del datore di lavoro. Quando un lavoratore deve usare un DPI di terza categoria, l’addestramento pratico è obbligatorio.

Sintesi Operativa
Un DPI di terza categoria non si consegna semplicemente al lavoratore. Deve essere scelto in base alla valutazione dei rischi, spiegato, provato, regolato, utilizzato in esercitazione e registrato. La firma di consegna non sostituisce l’addestramento.

Perché l’addestramento è obbligatorio

Il Decreto Legislativo 81 del 2008 prevede che il datore di lavoro assicuri una formazione adeguata e organizzi, quando necessario, uno specifico addestramento sull’uso corretto e sull’utilizzo pratico dei DPI. Per i DPI di terza categoria, questo addestramento è sempre indispensabile.

La ragione è semplice: un DPI complesso può essere perfettamente conforme, ma diventare inefficace se usato male.

Un’imbracatura anticaduta non protegge se non viene regolata correttamente. Un facciale filtrante o un respiratore non protegge se non aderisce bene al volto. Un sistema di arresto caduta non è sicuro se il punto di ancoraggio non è idoneo o se il lavoratore non conosce il tirante d’aria disponibile. Un guanto contro rischi chimici non è sufficiente se non è compatibile con la sostanza utilizzata o se viene rimosso in modo errato contaminando la pelle.

L’addestramento serve proprio a colmare questo spazio tra la teoria e l’uso reale.

La formazione spiega il rischio. L’addestramento fa vedere, provare e correggere. La vigilanza verifica che quanto appreso venga poi applicato davvero durante il lavoro.

DPI di terza categoria
Addestramento sui DPI di terza categoria

DPI di terza categoria: esempi pratici

Gli utenti cercano spesso online “quali sono i DPI di terza categoria” oppure “elenco DPI terza categoria”. È importante però chiarire che non basta ragionare per nome commerciale del prodotto. Occorre verificare la classificazione del DPI, la marcatura, la documentazione del fabbricante e il rischio da cui il dispositivo protegge.

Tra gli esempi più ricorrenti troviamo i DPI anticaduta utilizzati nei lavori in quota.

Rientrano in questa area imbracature, cordini, assorbitori di energia, dispositivi retrattili, connettori, sistemi di arresto caduta e altri componenti destinati a evitare o arrestare la caduta dall’alto.

Sono DPI di terza categoria anche molti dispositivi di protezione delle vie respiratorie, come autorespiratori, respiratori isolanti, dispositivi filtranti contro agenti chimici pericolosi, sistemi a ventilazione assistita e altri dispositivi impiegati in atmosfere contaminate o con carenza di ossigeno.

Rientrano nella terza categoria anche DPI destinati a proteggere da sostanze e miscele pericolose per la salute, agenti biologici nocivi, radiazioni ionizzanti, scosse elettriche e lavoro sotto tensione, ambienti ad alta o bassissima temperatura, annegamento e tagli da motosega portatile.

Nel settore edile, ad esempio, il caso più frequente è quello dei lavori in quota. Nel settore industriale e manutentivo sono frequenti i DPI anticaduta, i respiratori, i guanti speciali e i dispositivi contro rischio elettrico. Nel settore chimico e ambientale assumono particolare rilievo i dispositivi contro sostanze pericolose e atmosfere contaminate. Nel settore agricolo e forestale possono diventare centrali i DPI contro il taglio da sega a catena portatile.

Attenzione alla Confusione
Non tutti i DPI “importanti” sono automaticamente di terza categoria, e non tutti i DPI apparentemente semplici sono privi di complessità. La classificazione va verificata leggendo la documentazione del fabbricante, la dichiarazione di conformità, le istruzioni d’uso e il collegamento con il rischio presente nel Documento di Valutazione dei Rischi.

Quando serve l’addestramento sui DPI di terza categoria

L’addestramento deve essere organizzato prima che il lavoratore utilizzi il DPI in una situazione di rischio reale. Non è corretto consegnare oggi un’imbracatura e rimandare l’addestramento alla settimana successiva, se il lavoratore deve salire in quota già domani. Allo stesso modo, non è corretto assegnare un respiratore per attività con sostanze pericolose se il lavoratore non ha mai provato la tenuta, la regolazione, la rimozione e la gestione del dispositivo dopo l’uso.

In pratica, l’addestramento deve essere previsto o ripetuto:

  • quando il lavoratore viene assunto e la mansione prevede l’uso di DPI di terza categoria;
  • quando il lavoratore cambia mansione ed è esposto a nuovi rischi;
  • quando vengono introdotti nuovi DPI, ad esempio un diverso sistema anticaduta, un nuovo respiratore o un dispositivo con modalità di utilizzo differenti;
  • quando cambiano le procedure operative aziendali;
  • quando cambiano le condizioni di lavoro, come nel caso di nuovi cantieri, ambienti confinati, sostanze chimiche, attrezzature o modalità operative;
  • quando il preposto o il datore di lavoro rilevano comportamenti scorretti nell’uso del dispositivo;
  • dopo un incidente, un mancato infortunio o una segnalazione che evidenzia difficoltà o errori nell’utilizzo del DPI;
  • quando l’evoluzione dei rischi rende necessario aggiornare formazione, procedure e modalità di addestramento.

La regola pratica è semplice: ogni volta che non si può essere certi che il lavoratore sappia usare correttamente quel DPI, in quel contesto e con quella procedura, l’addestramento deve essere svolto, ripetuto o integrato.

Chi deve organizzare l’addestramento

L’obbligo ricade sul datore di lavoro, che deve assicurarsi che l’addestramento venga effettivamente svolto, sia adeguato ai rischi aziendali, riguardi i DPI realmente utilizzati e sia documentato.

Questo non significa che debba svolgerlo personalmente. Il datore di lavoro può coinvolgere formatori qualificati, tecnici competenti, consulenti, responsabili del servizio di prevenzione e protezione, preposti, produttori o fornitori specializzati, purché le competenze siano reali e documentabili.

L’addestramento non deve essere improvvisato: chi lo svolge deve conoscere il dispositivo, le sue modalità d’uso, i limiti di protezione, le procedure aziendali e gli errori più frequenti da correggere durante la prova pratica.

BOX GRIGIO

Cosa deve fare l’azienda
Prima dell’addestramento, l’azienda dovrebbe predisporre tre elementi: elenco dei DPI di terza categoria utilizzati, lavoratori che li devono usare, procedura pratica da provare. Dopo l’addestramento, deve conservare registro, programma, nominativi, firma dei partecipanti, firma della persona esperta e prova degli argomenti trattati.

Come organizzare l’addestramento: metodo pratico in 7 passaggi

Per evitare una gestione solo formale, l’addestramento sui DPI di terza categoria dovrebbe seguire un percorso chiaro.

  1. Partire dal Documento di Valutazione dei Rischi
    Prima di scegliere il DPI occorre verificare quali rischi residui restano dopo le misure tecniche, organizzative e collettive. Il DPI non deve sostituire la prevenzione, ma intervenire quando il rischio non può essere eliminato o ridotto in altro modo.
  2. Scegliere il DPI corretto
    La scelta deve considerare rischio, mansione, ambiente, durata dell’esposizione, ergonomia, caratteristiche del lavoratore e compatibilità con altri DPI. Su questi aspetti si collega anche la guida Edafos sulla gestione dei DPI nella sicurezza sul lavoro.
  3. Informare il lavoratore
    Il lavoratore deve sapere da quale rischio viene protetto, quando usare il dispositivo, quali sono i suoi limiti e cosa segnalare in caso di difetti, anomalie o difficoltà d’uso.
  4. Formare sul rischio e sulle procedure
    La formazione serve a spiegare perché il DPI è necessario, quali conseguenze può avere il mancato uso e quali procedure aziendali devono essere rispettate.
  5. Svolgere la prova pratica
    Il lavoratore deve provare concretamente il DPI: controllo prima dell’uso, indossamento, regolazione, utilizzo, rimozione, conservazione e gestione delle anomalie.
  6. Verificare l’apprendimento
    La persona esperta deve controllare che il lavoratore sappia usare correttamente il dispositivo e correggere eventuali errori durante l’esercitazione.
  7. Registrare e conservare
    L’addestramento deve essere tracciato, indicando lavoratore, data, DPI utilizzato, contenuti, prova pratica svolta, persona esperta ed esito della verifica.
DPI di terza categoria
Dispositivi di Protezione Individuale

Cosa scrivere nel registro di addestramento DPI

Una delle domande più frequenti è: “come si verbalizza l’addestramento sui DPI di terza categoria?”. La risposta è semplice: il registro deve permettere di ricostruire con chiarezza l’attività svolta, i dispositivi utilizzati, le prove pratiche effettuate e l’esito dell’addestramento.

Non basta quindi una dicitura generica come “addestramento DPI”. Per essere davvero utile, il verbale dovrebbe indicare almeno:

  • azienda e unità produttiva interessata;
  • data, luogo e durata dell’addestramento;
  • nome, cognome e mansione del lavoratore addestrato;
  • DPI oggetto dell’addestramento;
  • marca, modello o tipologia del dispositivo, quando utile per identificarlo;
  • rischio da cui il DPI protegge;
  • nome e qualifica della persona esperta, del formatore o del soggetto che ha svolto l’addestramento;
  • contenuti teorici essenziali richiamati durante l’attività;
  • prove pratiche effettuate dal lavoratore;
  • eventuali errori rilevati e corretti durante l’esercitazione;
  • esito della verifica pratica;
  • eventuale necessità di ulteriore affiancamento o ripetizione dell’addestramento;
  • firma del lavoratore;
  • firma della persona che ha effettuato l’addestramento.

In questo modo il registro non serve solo a dimostrare che “qualcosa è stato fatto”, ma documenta l’intero percorso: quale DPI è stato utilizzato, quale rischio è stato affrontato, quali prove sono state svolte e se il lavoratore ha dimostrato di saper usare correttamente il dispositivo.

Registro non Generico
Una dicitura come “addestramento DPI terza categoria” può essere troppo generica. Meglio indicare il dispositivo effettivo: imbracatura anticaduta con cordino e assorbitore, autorespiratore, semimaschera con filtri, guanti per specifico rischio chimico, DPI contro rischio elettrico. Più il registro è concreto, più è utile in caso di verifica.

L’addestramento può essere fatto online?

Per i DPI di terza categoria bisogna distinguere tra teoria e addestramento pratico.

La parte teorica può essere svolta anche a distanza, se la modalità è consentita e correttamente organizzata. L’addestramento, invece, non può essere sostituito da un video, da una lezione online o da un quiz finale.

Il Decreto Legislativo 81 del 2008 prevede che, per i DPI di terza categoria, l’addestramento sia indispensabile. L’addestramento consiste in una prova pratica sull’uso corretto del dispositivo e in un’esercitazione applicata alle procedure di lavoro. Anche il nuovo Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025 conferma che la videoconferenza sincrona è equiparata alla presenza fisica, ma non per le attività che prevedono addestramento o prova pratica.

In sintesi: la teoria può essere svolta anche online, quando consentito; la prova pratica sui DPI di terza categoria deve invece essere reale, documentata e svolta con il dispositivo da utilizzare.

Ogni quanto va aggiornato l’addestramento DPI di terza categoria?

La normativa non prevede, per tutti i DPI di terza categoria, una scadenza unica e uguale per ogni caso. Non esiste una regola generale valida sempre, come “ogni cinque anni” per qualsiasi DPI di terza categoria, salvo specifiche previsioni collegate a percorsi formativi, procedure aziendali, aggiornamenti del rischio o prassi settoriali.

La logica corretta è collegare l’aggiornamento a tre elementi: evoluzione dei rischi, cambiamenti organizzativi e capacità effettiva del lavoratore.

L’addestramento va ripetuto quando cambiano i DPI, cambiano le lavorazioni, cambiano le procedure, emergono errori nell’uso, si verificano incidenti o quasi incidenti, il lavoratore rientra dopo un lungo periodo di inattività su quella mansione, oppure quando la valutazione dei rischi lo richiede.

In molte aziende si sceglie comunque una periodicità programmata, spesso collegata all’aggiornamento della formazione dei lavoratori o a scadenze interne, soprattutto per lavori in quota, anticaduta e vie respiratorie. Questa scelta è positiva, ma non deve far dimenticare il punto principale: se il rischio cambia prima della scadenza, l’addestramento va aggiornato prima.

Regola Pratica
Non chiederti solo “quando scade il corso?”. Chiediti: il lavoratore è ancora in grado di usare quel DPI, in quel contesto, con quella procedura, senza errori? Se la risposta non è certa, serve aggiornamento, richiamo o nuovo addestramento.

Responsabilità del datore di lavoro

Il datore di lavoro ha una responsabilità ampia e non può limitarsi alla consegna materiale del DPI.

Deve valutare i rischi, scegliere DPI adeguati, verificare la conformità, assicurare la disponibilità dei dispositivi, mantenerli efficienti, garantire condizioni igieniche adeguate, informare i lavoratori, formarli, addestrarli quando necessario e vigilare sull’uso corretto.

Nel caso dei DPI di terza categoria, la responsabilità diventa ancora più delicata perché il rischio è elevato. Se un lavoratore cade dall’alto usando male un’imbracatura, o se subisce un’esposizione per uso scorretto di un respiratore, non sarà sufficiente dimostrare che il DPI era stato acquistato. Bisognerà dimostrare che era idoneo, consegnato, spiegato, provato, mantenuto e controllato.

Anche il preposto ha un ruolo essenziale nella vigilanza operativa. Deve sovrintendere, controllare l’uso dei DPI e intervenire quando rileva comportamenti non conformi. La sicurezza dei DPI di terza categoria non vive solo nel giorno del corso: vive ogni giorno sul luogo di lavoro.

DPI di terza categoria
DPI di III Categoria

Responsabilità del lavoratore

Il lavoratore deve partecipare ai programmi di formazione e addestramento organizzati dal datore di lavoro, utilizzare correttamente i DPI, averne cura, non modificarli, seguire le procedure aziendali, segnalare difetti o inconvenienti e non rimuovere o alterare i dispositivi senza autorizzazione.

Questo però non alleggerisce automaticamente la posizione del datore di lavoro. Se il lavoratore non usa il DPI, l’azienda deve poter dimostrare di averlo formato, addestrato e vigilato. La responsabilità del lavoratore assume rilievo soprattutto quando l’azienda ha predisposto correttamente misure, procedure, formazione, addestramento e controllo, e il lavoratore viola consapevolmente le disposizioni ricevute.

Esempio pratico: lavoratore che usa imbracatura anticaduta

In un’azienda che effettua manutenzioni su coperture, l’uso dell’imbracatura non può essere gestito con una semplice consegna del dispositivo. Prima occorre valutare accesso alla copertura, rischio di caduta, punti di ancoraggio, percorsi sicuri e procedura di emergenza.

L’addestramento deve poi far provare al lavoratore le operazioni essenziali: controllo dell’imbracatura, indossamento, regolazione, collegamento al sistema anticaduta, riconoscimento di componenti danneggiati e comportamento da adottare in caso di caduta o sospensione.

Nel registro non andrà scritto genericamente “corso sicurezza”, ma prova pratica su DPI anticaduta, con indicazione del dispositivo utilizzato e dell’esito dell’addestramento.

Esempio pratico: lavoratore che usa respiratore per rischio chimico

In presenza di sostanze pericolose, la scelta del respiratore deve partire dalla valutazione del rischio chimico e dalle informazioni contenute nella scheda dati di sicurezza. Su questo aspetto, Edafos ha dedicato una guida specifica ai DPI per rischio chimico: scelta, uso corretto e responsabilità, utile per approfondire criteri di scelta, compatibilità dei dispositivi e modalità di utilizzo.

Il lavoratore deve sapere quale filtro utilizzare, quando sostituirlo, come controllare il dispositivo, come indossarlo correttamente e come rimuoverlo senza contaminarsi. L’addestramento deve includere la prova di tenuta, la gestione dopo l’uso e la verifica di eventuali condizioni che impediscono l’aderenza del facciale, come la barba.

Anche in questo caso il registro deve indicare il DPI utilizzato, le prove pratiche svolte e l’esito della verifica, evitando formule generiche.

Errori frequenti da evitare

Il primo errore è confondere consegna e addestramento. Il modulo di consegna dimostra che il lavoratore ha ricevuto il dispositivo, ma non dimostra che sappia usarlo.

Il secondo errore è usare una dicitura generica. Scrivere “addestramento DPI” senza indicare quali DPI, quali prove e quale esito rende il documento debole.

Il terzo errore è non collegare l’addestramento al Documento di Valutazione dei Rischi. Se il rischio valutato è specifico, anche l’addestramento deve essere specifico.

Il quarto errore è dimenticare manutenzione, controlli e scadenze. Alcuni DPI richiedono controlli periodici, ispezioni, sostituzioni, pulizia, conservazione in condizioni corrette e ritiro dal servizio dopo eventi particolari.

Il quinto errore è non vigilare. Anche il miglior addestramento perde valore se poi, in reparto o in cantiere, l’uso scorretto viene tollerato.

La Domanda da Farsi in Caso di Controllo
Se domani un ispettore chiedesse: “Mi dimostri che questo lavoratore sa usare correttamente questo DPI di terza categoria”, l’azienda avrebbe solo una firma di consegna o avrebbe anche un registro di addestramento, una procedura, una prova pratica e una vigilanza documentata?

Check-list operativa per il datore di lavoro

Prima di far utilizzare un DPI di terza categoria, il datore di lavoro dovrebbe verificare che l’intero processo sia stato gestito in modo corretto, non solo dal punto di vista formale, ma anche operativo.

In particolare, occorre controllare che:

  • il rischio sia stato valutato nel Documento di Valutazione dei Rischi;
  • siano state considerate, prima dei DPI, le misure tecniche, organizzative e di protezione collettiva;
  • il DPI scelto sia realmente adeguato al rischio residuo;
  • il dispositivo sia conforme, integro e accompagnato dalle istruzioni del fabbricante;
  • il lavoratore abbia ricevuto informazioni chiare e comprensibili sui rischi da cui il DPI lo protegge;
  • il lavoratore abbia ricevuto una formazione adeguata sull’uso del dispositivo;
  • sia stato svolto l’addestramento pratico obbligatorio;
  • l’addestramento sia stato effettuato da una persona esperta e competente sul dispositivo utilizzato;
  • la prova pratica sia stata svolta sul DPI effettivamente utilizzato in azienda, o su un dispositivo equivalente;
  • il lavoratore abbia dimostrato di saper indossare, regolare, usare, rimuovere e conservare correttamente il DPI;
  • l’attività di addestramento sia stata registrata con data, nominativi, contenuti, DPI utilizzati ed esito della prova pratica;
  • siano previste procedure per manutenzione, controllo, pulizia, conservazione e sostituzione del dispositivo;
  • il preposto vigili sull’uso corretto del DPI durante l’attività lavorativa;
  • le procedure vengano aggiornate quando cambiano rischi, mansioni, dispositivi, lavorazioni o ambienti di lavoro.

Questa check-list aiuta l’azienda a non fermarsi alla semplice consegna del DPI. Per i dispositivi di terza categoria, infatti, la tutela del lavoratore dipende dalla capacità dell’organizzazione di dimostrare una gestione completa: scelta corretta, addestramento pratico, registrazione e vigilanza quotidiana.

Dalla consegna alla protezione reale

Per i DPI di terza categoria non basta dimostrare che il dispositivo è stato consegnato. L’azienda deve poter ricostruire l’intero percorso: scelta del DPI, informazione, formazione, addestramento pratico, registrazione e vigilanza sull’uso corretto.

Chi deve organizzare l’addestramento

I DPI di terza categoria richiedono un approccio serio, pratico e documentato. Il datore di lavoro deve partire dalla valutazione dei rischi, scegliere dispositivi idonei, assicurare formazione e addestramento, registrare le attività svolte e vigilare sull’uso quotidiano.

Perché la vera domanda non è: “abbiamo consegnato il DPI?”, ma: “il lavoratore sa usarlo correttamente quando il rischio si presenta davvero?”.

La sicurezza non è il dispositivo appeso in magazzino, ma la competenza concreta di chi lo indossa nel momento in cui serve davvero

DPI di terza categoria
FAQ 

FAQ

Cosa sono i DPI di terza categoria?

Sono dispositivi di protezione individuale destinati a proteggere il lavoratore da rischi che possono causare morte o danni irreversibili alla salute. Rientrano in questa categoria, ad esempio, molti DPI anticaduta, dispositivi di protezione delle vie respiratorie, DPI contro rischio elettrico, sostanze pericolose, temperature estreme, annegamento e tagli da motosega portatile.

L’addestramento sui DPI di terza categoria è obbligatorio?

Sì. Per i DPI di terza categoria l’addestramento è indispensabile. Il lavoratore deve essere messo in condizione di usare correttamente il dispositivo attraverso prova pratica ed esercitazione applicata.

La consegna del DPI basta per essere in regola?

No. La consegna è solo una parte del processo. Il datore di lavoro deve anche garantire scelta corretta, informazione, formazione, addestramento, manutenzione, controllo e vigilanza.

Il corso DPI di terza categoria può essere svolto online?

La parte teorica può essere organizzata con modalità compatibili con la normativa applicabile, quando consentito. L’addestramento, però, deve essere pratico. Per questo non può essere sostituito da un semplice video o da un quiz online.

Chi può fare l’addestramento?

L’addestramento deve essere svolto da persona esperta e deve essere coerente con il DPI e con il rischio specifico. Può essere un formatore qualificato, un tecnico competente, un consulente, un soggetto specializzato o altra figura con competenze adeguate e documentabili.

Ogni quanto va aggiornato l’addestramento?

Non esiste una scadenza unica valida per tutti i DPI di terza categoria. L’aggiornamento va previsto quando cambiano rischi, DPI, procedure, mansioni, ambienti di lavoro o quando emergono errori nell’uso. È comunque buona prassi programmare richiami periodici, soprattutto per DPI complessi o usati in attività ad alto rischio.

ali documenti deve conservare il datore di lavoro?

È opportuno conservare valutazione dei rischi, criteri di scelta dei DPI, schede tecniche, istruzioni del fabbricante, registro di consegna, registro di addestramento, eventuali verifiche pratiche, procedure aziendali, controlli periodici, manutenzioni e sostituzioni.

I DPI anticaduta sono sempre di terza categoria?

I DPI destinati a proteggere dal rischio di caduta dall’alto rientrano nella terza categoria. Per questo richiedono addestramento pratico, controllo prima dell’uso, procedure corrette e attenzione alle condizioni di impiego.

I dispositivi di protezione dell’udito richiedono addestramento?

Sì, la norma prevede l’addestramento anche per i dispositivi di protezione dell’udito. È un punto spesso sottovalutato, ma espressamente richiamato dalla disciplina sui DPI.

Cosa succede se il lavoratore non usa il DPI?

Il lavoratore ha l’obbligo di usare correttamente i DPI messi a disposizione. Tuttavia, il datore di lavoro deve dimostrare di aver fornito dispositivi idonei, informato, formato, addestrato e vigilato. In assenza di vigilanza, la semplice consegna del DPI non basta.

Il datore di lavoro può far pagare i DPI al lavoratore?

No. I DPI necessari per la tutela della salute e sicurezza devono essere forniti dal datore di lavoro. Il costo non può essere scaricato sul lavoratore.

Il registro di addestramento è obbligatorio?

Gli interventi di addestramento devono essere tracciati in apposito registro, anche informatizzato. È quindi fondamentale documentare in modo chiaro data, partecipanti, DPI utilizzati, prove pratiche, persona eserta ed esito dell’attività.

Link Utili

Decreto Legislativo 9 aprile 2008, numero 81 – Normattiva

Articolo 77 del Decreto Legislativo 81 del 2008 – Obblighi del datore di lavoro sui DPI

Regolamento Unione europea 2016/425 sui dispositivi di protezione individuale – EUR-Lex

Gazzetta Ufficiale – Accordo Stato-Regioni 17 aprile 2025

Istituto Superiore di Sanità – Epicentro: normativa sui DPI

Ispettorato Nazionale del Lavoro – Circolare numero 1 del 16 febbraio 2022 su formazione e addestramento

 

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