La sicurezza non si esaurisce con un attestato. Quando in azienda o in cantiere sono presenti lavoratori stranieri, il datore di lavoro deve verificare che rischi, procedure, segnaletica e formazione siano realmente compresi.
In molte aziende italiane la presenza di lavoratori stranieri è ormai una realtà quotidiana. Accade nei cantieri, nella logistica, nell’agricoltura, nelle pulizie, nella ristorazione, nella manutenzione, nell’industria e in tanti altri settori nei quali il lavoro operativo richiede attenzione, prontezza, capacità di comprendere istruzioni e rispetto rigoroso delle procedure.
Il tema, però, non deve essere affrontato in modo superficiale. La questione non è la nazionalità del lavoratore, ma la sua effettiva capacità di comprendere ciò che gli viene comunicato in materia di salute e sicurezza. Un lavoratore può essere esperto, volenteroso e tecnicamente capace, ma se non comprende bene la lingua utilizzata durante la formazione, nelle istruzioni operative o nelle comunicazioni del preposto, il sistema di prevenzione può diventare fragile.
Per questo motivo, quando si parla di DVR e lavoratori stranieri, non bisogna limitarsi a chiedere se il lavoratore abbia frequentato un corso o se possieda un attestato. La domanda corretta è un’altra: il lavoratore ha realmente compreso i rischi della propria mansione?
È questa la domanda che un datore di lavoro, un Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione, un preposto o un consulente dovrebbero porsi prima di assegnare un’attività, soprattutto quando il lavoro comporta rischi operativi, uso di attrezzature, movimentazione di carichi, sostanze chimiche, accesso a cantieri, lavori in quota, interferenze o procedure di emergenza.
Il Documento di Valutazione dei Rischi deve raccontare l’azienda reale. Se in azienda sono presenti lavoratori con difficoltà linguistiche, questo elemento non può essere ignorato. Non perché il DVR debba trasformarsi in un documento linguistico, ma perché la comprensione delle istruzioni è parte concreta della prevenzione.

Il problema non è parlare perfettamente italiano
Uno degli equivoci più frequenti riguarda il livello di conoscenza della lingua italiana. La normativa non richiede che il lavoratore straniero parli perfettamente italiano, né impone automaticamente che ogni documento aziendale venga tradotto integralmente in più lingue.
Il punto è diverso.
Il lavoratore deve comprendere le informazioni necessarie per lavorare in sicurezza. Deve capire quali rischi incontra, quali comportamenti deve adottare, quali dispositivi di protezione deve utilizzare, quali divieti deve rispettare, cosa deve fare in caso di emergenza e a chi deve rivolgersi se ha un dubbio.
Una conoscenza scolastica o parziale della lingua può non essere sufficiente se il lavoratore deve interpretare istruzioni tecniche, cartelli di pericolo, pittogrammi, procedure di emergenza o comunicazioni rapide impartite in un ambiente dinamico, come un cantiere o un magazzino.
Allo stesso tempo, non bisogna confondere la difficoltà linguistica con una mancanza di competenza professionale. Molti lavoratori stranieri hanno esperienza, capacità e conoscenza pratica del lavoro. Il compito dell’azienda è fare in modo che queste competenze siano inserite in un sistema di prevenzione comprensibile, documentato e verificabile.
Idea chiave
Il lavoratore straniero non deve necessariamente parlare un italiano perfetto. Deve però comprendere in modo effettivo i rischi, le istruzioni operative, la segnaletica, le procedure di emergenza e le misure di prevenzione collegate alla propria mansione.
Perché il DVR deve considerare le barriere linguistiche
Il DVR non serve solo a indicare rischi fisici, chimici, meccanici o organizzativi. Serve a costruire un sistema di prevenzione efficace. Per questo motivo, quando l’organizzazione aziendale comprende lavoratori che non comprendono pienamente la lingua utilizzata in azienda, la barriera linguistica può diventare un elemento da valutare.
Pensiamo a un lavoratore che entra in un reparto produttivo e non comprende bene le istruzioni del preposto. Oppure a un addetto alle pulizie che utilizza prodotti chimici professionali senza comprendere correttamente etichette, pittogrammi o schede operative. Oppure a un lavoratore in cantiere che non capisce una comunicazione urgente relativa a un’area interdetta, a una manovra di sollevamento o a una procedura di emergenza.
In questi casi il rischio non nasce dalla lingua in sé, ma dalla mancata comprensione di informazioni essenziali. La barriera linguistica può incidere sulla capacità del lavoratore di riconoscere un pericolo, rispettare una procedura, utilizzare correttamente un dispositivo di protezione individuale o chiedere aiuto nel momento giusto.
Il DVR dovrebbe quindi aiutare l’azienda a porsi alcune domande concrete. Le procedure sono comprensibili? La segnaletica è chiara? La formazione è stata realmente assimilata? Il preposto riesce a comunicare in modo efficace con tutti i lavoratori? Le emergenze sono state spiegate e simulate in modo comprensibile?
Quando queste domande non vengono poste, l’azienda rischia di avere documenti formalmente presenti, ma poco aderenti alla realtà.
Il riferimento normativo: informazione, formazione e comprensione
Il Decreto Legislativo 81 del 2008 contiene alcuni principi fondamentali.
L’articolo 28 stabilisce che la valutazione deve riguardare tutti i rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori. Questo significa che il datore di lavoro non deve limitarsi ai rischi più evidenti, ma deve valutare anche le condizioni che possono rendere meno efficace il sistema di prevenzione.
L’articolo 36 riguarda l’informazione dei lavoratori. Il contenuto dell’informazione deve essere facilmente comprensibile e deve consentire ai lavoratori di acquisire le relative conoscenze. Quando l’informazione riguarda lavoratori immigrati, deve avvenire previa verifica della comprensione della lingua utilizzata nel percorso informativo.
L’articolo 37 riguarda invece la formazione. Anche in questo caso il principio è molto chiaro: la formazione deve essere sufficiente, adeguata e comprensibile. Il contenuto deve permettere al lavoratore di acquisire conoscenze e competenze in materia di salute e sicurezza. Quando la formazione riguarda lavoratori immigrati, deve avvenire previa verifica della comprensione e conoscenza della lingua veicolare utilizzata nel percorso formativo.
Questo passaggio è centrale. Non basta organizzare il corso. Non basta registrare la presenza. Non basta rilasciare l’attestato. Prima ancora, bisogna verificare che il lavoratore sia in grado di comprendere la lingua utilizzata durante il percorso formativo.
Il nuovo Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025 conferma e rafforza questa impostazione. La formazione non può essere trattata come un adempimento isolato, ma deve essere progettata, erogata e verificata in modo da risultare effettivamente efficace.
L’attestato non chiude il problema
L’attestato dimostra che un percorso formativo è stato frequentato e superato secondo determinate modalità. Non dimostra automaticamente che il lavoratore abbia compreso in modo effettivo i contenuti, soprattutto se esistono difficoltà linguistiche non verificate prima dell’erogazione del corso.
Il falso mito dell’attestato sufficiente
Uno degli errori più comuni è pensare che l’attestato sia sufficiente a dimostrare l’adempimento dell’obbligo formativo. In realtà, l’attestato è un elemento importante, ma non può essere considerato l’unica prova dell’efficacia della formazione.
Immaginiamo un lavoratore straniero che frequenta un corso in italiano, firma il registro, supera un test molto semplice e riceve l’attestato. Se però quel lavoratore non ha compreso davvero il contenuto del corso, l’azienda potrebbe trovarsi in una posizione debole.
In caso di controllo, l’organo di vigilanza potrebbe chiedere non solo se la formazione sia stata erogata, ma anche se fosse adeguata rispetto alla mansione e comprensibile per il lavoratore. In caso di infortunio, la questione diventa ancora più delicata: se l’evento è collegato a una procedura non compresa, a un rischio non assimilato o a un uso scorretto di un’attrezzatura, il problema non sarà la mancanza dell’attestato, ma la mancata efficacia del processo formativo.
Per questo è importante cambiare prospettiva. L’obiettivo non è avere una cartella piena di attestati. L’obiettivo è dimostrare che il lavoratore sia stato messo nelle condizioni di capire e applicare le misure di prevenzione.
DVR e formazione lavoratori stranieri devono essere coerenti
Il tema dei lavoratori stranieri si collega direttamente alla coerenza tra DVR e formazione.
Il DVR individua i rischi. La formazione deve preparare il lavoratore a riconoscerli e gestirli. Se nel DVR è indicato un rischio, ma il lavoratore non comprende la spiegazione di quel rischio, il sistema resta incompleto.
Questo vale per tutti i lavoratori, ma assume un peso ancora maggiore quando sono presenti difficoltà linguistiche.
Un lavoratore che usa una macchina deve comprendere i rischi meccanici, le protezioni, i comandi, gli arresti di emergenza, i divieti e le modalità corrette di utilizzo. Un lavoratore che utilizza prodotti chimici deve comprendere cosa significano i pittogrammi, quali dispositivi di protezione deve indossare, quali miscele non deve combinare e cosa fare in caso di contatto o sversamento. Un lavoratore che opera in cantiere deve comprendere le regole di accesso, le zone interdette, le procedure di emergenza, le istruzioni del preposto e i rischi derivanti dalle interferenze.
Per approfondire il collegamento tra valutazione dei rischi e percorsi formativi, puoi leggere anche la guida Edafos dedicata alla coerenza tra DVR e formazione dei lavoratori.

Come verificare la comprensione della lingua
La verifica della comprensione non deve essere vissuta come un passaggio burocratico o discriminatorio. Al contrario, è uno strumento di tutela per il lavoratore e per l’azienda.
La verifica può essere svolta in modo semplice, purché sia concreta. Non serve trasformarla in un esame complesso. Serve capire se il lavoratore è in grado di comprendere la lingua che verrà utilizzata per spiegare rischi, procedure, obblighi, divieti e comportamenti sicuri.
In alcuni casi può essere sufficiente un colloquio. In altri casi può essere utile una breve prova scritta. In altri ancora è opportuno utilizzare immagini, pittogrammi, simulazioni pratiche o il supporto di un mediatore linguistico. La scelta dipende dal tipo di mansione, dal livello di rischio e dal grado di autonomia richiesto al lavoratore.
La verifica dovrebbe avvenire prima della formazione, perché serve a capire se il corso può essere seguito nella lingua prevista. Se emerge che il lavoratore non comprende adeguatamente la lingua veicolare, l’azienda deve adottare strumenti alternativi o integrativi: formazione in lingua comprensibile, supporti tradotti, tutoraggio, mediazione, materiali visuali, addestramento pratico e verifica finale realmente comprensibile.
Domanda pratica
Prima di avviare il lavoratore al corso o alla mansione, l’azienda dovrebbe chiedersi: il lavoratore comprende la lingua utilizzata per spiegare i rischi? Riesce a ripetere con parole semplici cosa deve fare e cosa non deve fare? Sa chiedere aiuto se non ha capito?
Una buona pratica molto efficace è il cosiddetto “test dei cinque minuti”
Non si tratta di una prova ufficiale prevista con questo nome dalla normativa, ma di un metodo operativo utile per verificare rapidamente se il lavoratore ha compreso le informazioni essenziali.
Il preposto, il datore di lavoro o una figura aziendale incaricata può dedicare pochi minuti a un confronto diretto con il lavoratore prima dell’avvio della mansione. L’obiettivo non è interrogare il lavoratore, ma verificare se le istruzioni fondamentali sono state comprese.
La verifica dovrebbe concentrarsi su aspetti concreti:
- Quali rischi incontra nella mansione?
- Quali dispositivi di protezione individuale (DPI) deve usare?
- Cosa deve fare in caso di emergenza e chi deve avvisare?
- Quali aree non può assolutamente attraversare?
- Quali attrezzature gli sono vietate?
Se il lavoratore non riesce a rispondere o risponde in modo incerto, non bisogna ignorare il problema. Può essere necessario ripetere le istruzioni, usare immagini, fare una dimostrazione pratica, affiancare il lavoratore o programmare una formazione integrativa.
Allegato operativo scaricabile
Per rendere più concreta la verifica della comprensione, l’azienda può utilizzare una scheda interna dedicata al lavoratore straniero. La scheda non sostituisce la formazione obbligatoria, ma aiuta a documentare che il datore di lavoro ha verificato la comprensione della lingua, dei rischi principali, delle istruzioni operative, della segnaletica e delle procedure di emergenza.
SCHEDA OPERATIVA – Verifica della comprensione del lavoratore straniero
Come documentare la verifica senza creare burocrazia inutile
Uno degli errori più frequenti è svolgere verifiche informali senza conservarne traccia. Il preposto spiega, il lavoratore ascolta, magari ripete correttamente la procedura, ma nulla viene annotato. In caso di controllo o di infortunio, quella verifica diventa difficile da dimostrare.
La documentazione non deve essere complicata. Può bastare una scheda semplice, firmata e conservata insieme alla documentazione formativa o alla cartella sicurezza del lavoratore. L’importante è che risulti chi ha effettuato la verifica, quando è stata svolta, su quali contenuti e con quale esito.
Quando emergono difficoltà, è utile annotare anche le misure adottate. Per esempio, l’azienda può indicare che sono state fornite istruzioni semplificate, che è stato previsto un affiancamento, che è stato utilizzato materiale tradotto o che il lavoratore è stato inserito in un percorso formativo integrativo.
La documentazione serve a dimostrare che l’azienda non si è limitata a presumere la comprensione, ma l’ha verificata e gestita.
Lavoratori stranieri nei cantieri: perché il tema è ancora più delicato
Nei cantieri temporanei o mobili il tema della comprensione linguistica diventa particolarmente importante. Il cantiere è un ambiente dinamico, nel quale le condizioni cambiano rapidamente. Le interferenze tra imprese sono frequenti, i rischi possono essere elevati e le istruzioni operative devono essere comprese con immediatezza.
Un lavoratore che non comprende un’indicazione del preposto può entrare in un’area interdetta, avvicinarsi a una manovra di sollevamento, non riconoscere un rischio di caduta dall’alto o non capire una procedura di emergenza. In questi casi la barriera linguistica non è un dettaglio organizzativo, ma un possibile fattore di rischio.
Nel cantiere, inoltre, la comunicazione non avviene solo durante il corso di formazione. Avviene ogni giorno, attraverso riunioni operative, indicazioni verbali, segnaletica, procedure, istruzioni del coordinatore, comunicazioni tra imprese e indicazioni del preposto.
Per questo motivo, nei cantieri è utile prevedere strumenti pratici: cartellonistica chiara, istruzioni essenziali comprensibili, briefing iniziali, affiancamento, uso di immagini, verifica della comprensione delle procedure di emergenza e maggiore coinvolgimento del preposto.
Il ruolo del preposto nella verifica quotidiana
Il preposto non deve sostituirsi al datore di lavoro o al Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione, ma deve contribuire al funzionamento del sistema di prevenzione segnalando criticità, proponendo correzioni e vigilando sull’applicazione concreta delle istruzioni.
La verifica della comprensione non si esaurisce il giorno del corso; deve continuare durante il lavoro. Il preposto può intercettare segnali importanti di barriere linguistiche:
- Il lavoratore non fa mai domande e risponde sempre “sì” anche quando appare palesemente incerto.
- Imita passivamente i colleghi senza capire il senso dell’operazione.
- Evita attivamente la comunicazione verbale.
- Sbaglia ripetutamente la stessa procedura di sicurezza pur avendola teoricamente “studiata”.
Il preposto ha un ruolo decisivo perché osserva il lavoro reale: è la figura che può accorgersi per prima se un lavoratore non ha compreso una procedura, utilizza male un DPI, interpreta in modo errato un cartello o non segue correttamente le istruzioni. Quando si manifestano questi segnali, che indicano chiaramente che la comunicazione non è stata efficace, il preposto deve contribuire al funzionamento del sistema di prevenzione segnalando tempestivamente le criticità al datore di lavoro o al Servizio di Prevenzione e Protezione

DVR dinamico: quando aggiornare la valutazione
Il DVR deve essere aggiornato quando cambiano le condizioni che incidono sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori. L’ingresso di personale con difficoltà linguistiche può richiedere una verifica dell’organizzazione della prevenzione, soprattutto se le procedure, la formazione, la segnaletica o le istruzioni non risultano adeguate.
Non sempre sarà necessario riscrivere tutto il DVR. In molti casi sarà sufficiente integrare alcune parti, aggiornare le procedure, prevedere strumenti di supporto, rafforzare il piano formativo o documentare meglio la verifica della comprensione.
La logica è sempre la stessa: il DVR deve rappresentare l’azienda reale. Se l’azienda cambia, se cambiano i lavoratori, se cambiano le mansioni o se emergono nuove criticità organizzative, anche il sistema documentale deve essere verificato.
Per approfondire quando il Documento di Valutazione dei Rischi deve essere aggiornato, puoi leggere anche la guida Edafos dedicata.
Segnaletica, pittogrammi e procedure: non dare nulla per scontato
La segnaletica di sicurezza viene spesso considerata universale. In parte lo è, perché colori, forme e pittogrammi aiutano a comunicare anche oltre la lingua. Tuttavia, non bisogna dare per scontato che ogni lavoratore ne conosca il significato.
Un cartello di divieto, un segnale di obbligo, un’indicazione di emergenza o un pittogramma chimico devono essere spiegati. Il lavoratore deve sapere cosa comportano nella pratica. Non basta vedere il simbolo: bisogna capire quale comportamento è richiesto.
Questo vale soprattutto quando il lavoratore utilizza sostanze chimiche, opera in aree con rischi specifici, accede a magazzini, guida mezzi, usa attrezzature o lavora in cantiere. In questi casi la segnaletica deve essere parte della formazione e dell’addestramento.
Anche le procedure devono essere rese comprensibili. Una procedura scritta in modo tecnico, lunga e complessa può essere formalmente corretta, ma poco utile se il lavoratore non riesce a comprenderla. In alcuni casi è preferibile affiancare alla procedura completa una scheda operativa semplificata, con immagini, sequenze pratiche e istruzioni essenziali.
La procedura deve essere utilizzabile
Una procedura non è efficace solo perché è presente in azienda. È efficace quando il lavoratore riesce a comprenderla, ricordarla e applicarla durante il lavoro reale. Se la procedura è troppo tecnica o linguisticamente difficile, può essere necessario affiancare strumenti più semplici.
Gestione delle emergenze e lavoratori stranieri
Le emergenze sono il momento in cui la comprensione immediata diventa una questione di vita o di morte. Durante un incendio, un infortunio grave o un’evacuazione, non c’è tempo per tradurre istruzioni complesse.
Il lavoratore deve conoscere in anticipo:
- Il segnale acustico o visivo di allarme.
- I percorsi di esodo e l’ubicazione del punto di raccolta assegnato.
- I comportamenti tassativamente vietati (es. usare ascensori).
- I nominativi degli addetti alle emergenze.
Per questo motivo, le prove di evacuazione pratiche sono fondamentali. Una simulazione consente di verificare sul campo se il lavoratore ha davvero compreso le istruzioni di emergenza, molto meglio di qualsiasi spiegazione teorica in aula.
Quando serve la traduzione
Non esiste un obbligo generalizzato di tradurre integralmente il DVR o tutta la documentazione aziendale. Tuttavia, se il lavoratore non comprende la lingua utilizzata, l’azienda deve adottare strumenti idonei a garantire la comprensione delle informazioni essenziali.
La traduzione può essere utile per schede operative, istruzioni di emergenza, procedure particolarmente importanti, materiali formativi, avvisi, cartellonistica integrativa o indicazioni legate a rischi specifici.
In alcuni casi può essere più efficace un supporto visivo rispetto a una traduzione letterale. In altri casi può essere utile un mediatore linguistico. In altri ancora può bastare una dimostrazione pratica con verifica finale.
La scelta deve essere proporzionata al rischio. Più la mansione è pericolosa, più la verifica della comprensione deve essere accurata.

Errori frequenti da evitare
Gli errori più frequenti non derivano sempre da mancanza di volontà. Spesso nascono da abitudini organizzative sbagliate.
Il primo errore è presumere che il lavoratore abbia capito solo perché annuisce o firma un documento. Molti lavoratori, per timidezza o timore, possono evitare di dire che non hanno compreso.
Il secondo errore è confondere la presenza in aula con l’apprendimento. Frequentare un corso non significa necessariamente aver assimilato i contenuti.
Il terzo errore è lasciare tutto alla buona volontà dei colleghi. L’affiancamento è utile, ma deve essere organizzato e vigilato.
Il quarto errore è non coinvolgere il preposto. Proprio il preposto può capire se le istruzioni sono comprese e applicate.
Il quinto errore è non documentare nulla. Se l’azienda verifica la comprensione ma non conserva traccia, diventa più difficile dimostrare la propria diligenza.
Il sesto errore è non aggiornare il DVR quando emergono criticità organizzative. Se la barriera linguistica incide sulla sicurezza, deve essere gestita come parte del sistema di prevenzione.
Come capire se il sistema aziendale è davvero efficace
La verifica della comprensione non dovrebbe essere trattata come una lista da spuntare in modo freddo e automatico. È più utile ragionare sul percorso che il lavoratore compie dentro l’azienda: entra, riceve informazioni, partecipa alla formazione, viene inserito nella mansione, riceve istruzioni dal preposto e poi lavora in un ambiente reale, dove possono esserci emergenze, interferenze, sostanze, attrezzature o procedure da rispettare.
In questo percorso l’azienda dovrebbe chiedersi se ogni passaggio è davvero comprensibile.
Il primo controllo riguarda il DVR. Se sono presenti lavoratori con difficoltà linguistiche, il documento dovrebbe almeno tener conto del fatto che le istruzioni, la formazione e le procedure potrebbero richiedere strumenti più chiari, più visuali o più semplici.
Il secondo controllo riguarda la formazione. Non basta chiedersi se il corso sia stato erogato, ma se il lavoratore abbia potuto seguirlo in una lingua realmente comprensibile. La verifica della lingua veicolare non dovrebbe essere una formalità compilata a posteriori, ma un passaggio svolto prima del corso.
Il terzo controllo riguarda l’inserimento nella mansione. È qui che si vede se la formazione è diventata comportamento. Il lavoratore sa quali rischi incontra? Sa quali dispositivi di protezione deve usare? Comprende la segnaletica? Sa cosa fare in caso di emergenza? Sa a chi rivolgersi se non ha capito?
Il quarto controllo riguarda la vigilanza quotidiana. Il preposto deve osservare se le istruzioni vengono realmente applicate. Un lavoratore che annuisce sempre, evita di fare domande, imita i colleghi senza capire o sbaglia più volte la stessa procedura non va lasciato solo: quei segnali possono indicare che la comunicazione non è stata efficace.
Il quinto controllo riguarda la documentazione. Se l’azienda ha fatto verifiche, affiancamenti, integrazioni formative o consegnato materiali semplificati, deve conservarne traccia. Non per appesantire la gestione, ma per dimostrare che la comprensione è stata realmente curata.
La domanda da porsi
Il lavoratore ha solo ricevuto informazioni oppure è davvero in grado di usarle nel lavoro reale?
Dall’attestato alla comprensione reale
L’attestato resta un documento importante, ma non dovrebbe essere considerato il punto finale del percorso. In materia di sicurezza, il vero obiettivo non è produrre una prova formale, ma costruire una prevenzione che il lavoratore sappia applicare.
Un attestato dimostra che il lavoratore ha partecipato a un corso. La comprensione verificata dimostra qualcosa di diverso: che l’azienda si è preoccupata di controllare se quel lavoratore ha capito i rischi, le procedure, i divieti, la segnaletica e le istruzioni essenziali per la propria mansione.
La differenza è sostanziale.
Nel primo caso l’azienda conserva un documento. Nel secondo caso costruisce una traccia di prevenzione concreta. Questo non significa che l’attestato perda valore, ma che deve essere inserito in un sistema più ampio, fatto di verifica della lingua, formazione comprensibile, addestramento, affiancamento, vigilanza del preposto e aggiornamento delle procedure quando necessario.
Attestato e comprensione non sono la stessa cosa
L’attestato documenta il percorso formativo. La comprensione documenta l’efficacia di quel percorso rispetto alla mansione reale. Quando sono presenti difficoltà linguistiche, questa differenza diventa decisiva.
Per Edafos la sicurezza non coincide con un attestato da archiviare, ma con la capacità concreta di rendere ogni lavoratore consapevole dei rischi che incontra ogni giorno. Quando la prevenzione diventa comprensibile, diventa anche realmente efficace.

FAQ
Il DVR deve considerare i lavoratori stranieri?
Sì. Il DVR deve valutare tutti i rischi e tutte le condizioni che possono incidere sulla sicurezza. Se la presenza di lavoratori stranieri comporta difficoltà linguistiche o problemi di comprensione delle procedure, questo elemento deve essere gestito nel sistema di prevenzione.
L’azienda deve tradurre tutto il DVR?
No. Non esiste un obbligo generalizzato di tradurre integralmente il DVR. Tuttavia, il datore di lavoro deve garantire che le informazioni essenziali, le istruzioni operative, le procedure di emergenza e la formazione siano realmente comprese dal lavoratore.
L’attestato di formazione è sufficiente?
No. L’attestato è importante, ma non basta se il lavoratore non ha compreso i contenuti. La formazione deve essere sufficiente, adeguata e comprensibile.
Il lavoratore straniero deve conoscere perfettamente l’italiano?
No. Il lavoratore non deve necessariamente parlare un italiano perfetto. Deve però comprendere la lingua utilizzata per la formazione, le istruzioni operative e le comunicazioni necessarie per lavorare in sicurezza.
Come si verifica la comprensione della lingua?
La verifica può avvenire tramite colloquio, domande pratiche, simulazioni, test semplici, supporti visivi, affiancamento o mediazione linguistica. L’importante è che la verifica sia concreta e documentabile.
La verifica deve essere fatta prima del corso?
Sì. Quando la formazione riguarda lavoratori immigrati, la normativa prevede la verifica preventiva della comprensione e conoscenza della lingua veicolare utilizzata nel percorso formativo.
Nei cantieri il tema è più delicato?
Sì. Nei cantieri i rischi sono spesso elevati e le condizioni cambiano rapidamente. Per questo è importante che il lavoratore comprenda procedure, segnaletica, istruzioni del preposto, viabilità interna, emergenze e interferenze.
Chi deve controllare se il lavoratore ha capito?
La responsabilità principale resta in capo al datore di lavoro. Il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione collabora alla valutazione e all’organizzazione delle misure. Il preposto svolge un ruolo fondamentale nella verifica quotidiana dell’applicazione delle istruzioni.
Serve sempre un mediatore linguistico?
Non sempre. Il mediatore può essere utile quando il lavoratore non comprende adeguatamente la lingua utilizzata. In altri casi possono bastare materiali semplificati, supporti visivi, traduzioni mirate, affiancamento o dimostrazioni pratiche.
Cosa rischia l’azienda se il lavoratore non comprende la formazione?
L’azienda può essere esposta a contestazioni, prescrizioni e responsabilità, soprattutto in caso di infortunio collegato a una procedura non compresa o a una formazione non realmente efficace.
Link Utili
Normattiva – Decreto Legislativo 9 aprile 2008, n. 81
Gazzetta Ufficiale – Accordo Stato-Regioni 17 aprile 2025
Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali
Ispettorato Nazionale del Lavoro
Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro


