Servizio Clienti Soci Edafos
Lun/Ven:  11:30 / 12:30 – 16:00 / 17:00

Scarpe antinfortunistiche: chi deve pagarle e quando sono obbligatorie

Scarpe antinfortunistiche chi paga

Indice

Guida pratica per capire quando le scarpe antinfortunistiche sono un dispositivo di protezione individuale, chi deve fornirle e quali obblighi ha l’azienda.

Scarpe antinfortunistiche: chi paga?

Quando le scarpe antinfortunistiche sono necessarie per proteggere il lavoratore dai rischi presenti nella mansione, il costo non può ricadere sul lavoratore. Devono essere fornite dal datore di lavoro, perché diventano dispositivi di protezione individuale e fanno parte delle misure di sicurezza aziendale. Non si tratta quindi di una semplice dotazione, né di un accessorio lasciato alla scelta personale. È il datore di lavoro che deve individuare il modello adeguato, fornirlo, documentarne la consegna e assicurarsi che venga utilizzato correttamente.

Il punto, però, non è solo chi paga. Per gestire correttamente le scarpe antinfortunistiche bisogna capire quando sono obbligatorie, quali rischi devono coprire, come sceglierle, quando sostituirle e cosa fare se il lavoratore non le indossa.

Scarpe antinfortunistiche chi paga
DPI Scarpe antinfortunistiche

Le scarpe antinfortunistiche sono DPI?

Le scarpe antinfortunistiche sono dispositivi di protezione individuale quando servono a proteggere il lavoratore da rischi presenti nella mansione, come schiacciamento, perforazione, scivolamento, urti, contatto con sostanze pericolose, caldo o freddo.

La definizione di dispositivo di protezione individuale è contenuta nell’art. 74 del D.Lgs. 81/2008. L’art. 75 stabilisce quando i DPI devono essere impiegati, mentre l’art. 77 disciplina gli obblighi del datore di lavoro nella scelta, nella fornitura e nella gestione. Per le scarpe antinfortunistiche, questi obblighi richiedono di individuare calzature adeguate ai rischi effettivi della mansione.

Applicato alle calzature di sicurezza, questo significa che l’azienda non deve fornire una scarpa generica, ma un modello coerente con i rischi reali della mansione. Se la calzatura serve solo per uniformità o immagine aziendale, può essere abbigliamento da lavoro; se invece protegge da un rischio, è un DPI e deve essere scelta, fornita e gestita dal datore di lavoro.

Idea chiave

Quando le scarpe servono a proteggere il lavoratore da un rischio valutato dall’azienda, sono DPI. In questo caso devono essere scelte, fornite e gestite dal datore di lavoro.

Quando le scarpe antinfortunistiche sono obbligatorie?

Le scarpe antinfortunistiche sono obbligatorie quando la valutazione dei rischi evidenzia pericoli per i piedi che non possono essere evitati o sufficientemente ridotti attraverso misure tecniche, protezioni collettive o interventi sull’organizzazione del lavoro.

L’obbligo non dipende solo dal settore o dal nome della mansione, ma dal rischio concreto a cui il lavoratore è esposto. Per questo possono essere necessarie in cantieri, magazzini, officine, reparti produttivi, attività di manutenzione, logistica, pulizie, ristorazione e laboratori.

La domanda corretta, quindi, non è: “in questa mansione servono sempre le scarpe antinfortunistiche?”. La domanda corretta è: “quali rischi incontra davvero il lavoratore e quali calzature servono per proteggerlo?”.

Obbligo di scarpe antinfortunistiche per gli impiegati: quando scatta?

La qualifica di impiegato non determina, da sola, l’obbligo o l’esenzione dalle scarpe antinfortunistiche. Contano le attività effettivamente svolte, gli ambienti frequentati e i rischi individuati nella valutazione aziendale.

Per chi lavora esclusivamente in un ufficio senza rischi che richiedano calzature protettive, le scarpe antinfortunistiche normalmente non sono necessarie. L’obbligo può, invece, riguardare anche un impiegato che accede a magazzini, officine, reparti produttivi o cantieri nei quali siano richiesti questi DPI.

L’art. 75 del D.Lgs. 81/2008 prevede l’impiego dei DPI quando i rischi non possono essere evitati o sufficientemente ridotti attraverso altre misure di prevenzione e protezione.

Anche un accesso occasionale deve essere valutato: restare pochi minuti in un reparto non esclude automaticamente l’esposizione. Se esistono percorsi separati e protetti, la valutazione può portare a conclusioni diverse rispetto all’ingresso nelle aree operative.

L’azienda deve quindi chiarire quali aree richiedano le calzature, chi possa accedervi e con quali protezioni. Quando le scarpe antinfortunistiche sono necessarie anche per l’impiegato, devono essere fornite gratuitamente dal datore di lavoro.

Chi paga le scarpe antinfortunistiche?

Le scarpe antinfortunistiche necessarie come DPI devono essere fornite gratuitamente dal datore di lavoro. Il costo della protezione richiesta per svolgere la mansione in sicurezza non può essere trasferito al lavoratore.

Il principio deriva dall’art. 15, comma 2, del D.Lgs. 81/2008, che esclude oneri finanziari per i lavoratori a fronte delle misure di sicurezza. L’art. 18, comma 1, lettera d) prevede la fornitura dei DPI necessari e idonei, mentre l’art. 77 disciplina la loro scelta e gestione.

L’azienda deve quindi individuare calzature adeguate ai rischi della mansione e metterle a disposizione del lavoratore. La semplice indicazione «comprati un paio di scarpe antinfortunistiche» non assolve questi obblighi: occorre verificare anche caratteristiche protettive, conformità, taglia e compatibilità con le condizioni di lavoro.

Scarpe antinfortunistiche comprate dal dipendente: come gestire il rimborso?

Se l’azienda organizza l’acquisto attraverso il dipendente, deve definire preventivamente quali calzature siano ammesse e come venga rimborsata la spesa. La procedura deve garantire sia l’idoneità del DPI sia l’assenza di costi a carico del lavoratore per la protezione necessaria.

È utile concordare prima dell’acquisto:

  • il modello approvato o le caratteristiche tecniche richieste;
  • la taglia e le eventuali esigenze individuali da considerare;
  • la documentazione di acquisto da presentare;
  • le modalità e i tempi del rimborso.

Un eventuale limite di spesa deve consentire di ottenere una calzatura effettivamente idonea. Se nessun modello adeguato è disponibile entro quell’importo, l’azienda deve individuare una soluzione che garantisca la protezione senza trasferirne il costo necessario al lavoratore.

Se il dipendente acquista autonomamente scarpe non concordate, il rimborso non va presentato come automatico: occorre esaminare le circostanze, le indicazioni aziendali e l’idoneità del modello. Lo scontrino dimostra la spesa, ma non dimostra da solo che la scarpa sia adatta ai rischi della mansione.

Esempio pratico

Un magazziniere acquista un paio di scarpe con puntale, ma la mansione richiede anche protezione contro la perforazione della suola. Prima di autorizzarne l’uso, l’azienda deve verificare che il modello possieda tutte le caratteristiche necessarie. Il rimborso della spesa, da solo, non rende idonea una calzatura inadeguata.

Come scegliere le scarpe antinfortunistiche corrette

La scelta delle scarpe antinfortunistiche deve partire dal Documento di Valutazione dei Rischi. Il datore di lavoro deve individuare le mansioni esposte e capire quali rischi devono essere prevenuti.

Bisogna valutare se esistono rischi di schiacciamento, caduta di oggetti, perforazione della suola, scivolamento, contatto con sostanze chimiche, esposizione a caldo o freddo, pavimenti irregolari, presenza di oli, grassi, acqua o detergenti.

Una scarpa adatta a un cantiere non è necessariamente adatta a una cucina. Una calzatura per un magazziniere può non essere la stessa prevista per un addetto alle pulizie. Una scarpa scelta per il rischio meccanico può non essere sufficiente se il problema principale è il rischio chimico o lo scivolamento.

Per questo è importante evitare acquisti generici. Le scarpe devono essere coerenti con l’ambiente di lavoro, con le attività svolte e con i rischi indicati nel DVR.

Per approfondire la gestione generale dei dispositivi di protezione individuale, puoi leggere anche la guida Edafos sulla gestione dei DPI nella sicurezza 2026.

I rischi più frequenti per i piedi

Le scarpe antinfortunistiche possono proteggere da rischi diversi. I più comuni sono schiacciamento, perforazione, scivolamento, urti e contatto con sostanze pericolose.

Il rischio di schiacciamento può derivare dalla movimentazione di materiali, merci, attrezzature o componenti pesanti. Il rischio di perforazione riguarda la possibilità che chiodi, ferri, lamiere, schegge o oggetti appuntiti attraversino la suola. Il rischio di scivolamento è presente su pavimenti bagnati, lisci, sporchi, unti o irregolari.

Il rischio chimico richiede una valutazione specifica. In presenza di detergenti professionali, solventi, acidi, basi, oli o altre sostanze, bisogna verificare che la calzatura sia compatibile con i prodotti utilizzati e con le modalità di esposizione.

Su questo tema puoi consultare anche la guida Edafos sui DPI per il rischio chimico.

Errore frequente

Pensare che una scarpa con puntale sia sempre sufficiente. In realtà il puntale protegge da alcuni rischi, ma non risolve automaticamente problemi come scivolamento, perforazione, rischio chimico o esposizione a caldo e freddo.

Scarpe antinfortunistiche chi paga
Scarpe antinfortunistiche fornite gratuitamente dal datore di lavoro

Scarpe antinfortunistiche e DVR

Il Documento di Valutazione dei Rischi deve essere il punto di partenza per decidere se le scarpe antinfortunistiche sono obbligatorie.

Nel DVR dovrebbero risultare le mansioni esposte, i rischi per i piedi e i dispositivi di protezione individuale necessari. Se il documento indica un rischio di schiacciamento, perforazione o scivolamento, la scelta delle calzature deve essere coerente.

Un errore frequente è consegnare scarpe antinfortunistiche senza collegarle alla valutazione dei rischi. Un altro errore è non consegnarle a lavoratori che svolgono attività realmente esposte. In entrambi i casi il sistema di prevenzione diventa debole.

La coerenza è fondamentale: DVR, consegna dei DPI, formazione, istruzioni operative e controllo del preposto devono raccontare la stessa realtà aziendale.

Consegna delle scarpe antinfortunistiche: cosa deve risultare

Il datore di lavoro deve fornire scarpe antinfortunistiche idonee e assicurare le informazioni e le istruzioni necessarie al loro utilizzo, secondo l’art. 77 del D.Lgs. 81/2008.

Conservare una registrazione della consegna è una buona pratica per dimostrare quali calzature siano state effettivamente messe a disposizione del lavoratore. L’art. 77 non prescrive però un modello standard di verbale né impone, in via generale, una specifica ricevuta firmata.

Una registrazione utile può riportare:

  • nome del lavoratore e mansione;
  • data di consegna;
  • marca, modello, taglia e caratteristiche protettive delle calzature;
  • istruzioni fornite per uso, cura e segnalazione dei difetti;
  • eventuale firma del lavoratore per ricevuta.

La firma documenta la ricezione, ma non trasferisce al lavoratore le responsabilità del datore di lavoro. Non dimostra, da sola, che la calzatura sia adeguata ai rischi o che siano stati assolti gli obblighi di informazione e formazione.

Il lavoratore deve utilizzare correttamente le scarpe antinfortunistiche, averne cura e segnalare tempestivamente difetti o inconvenienti, come previsto dall’art. 78. È utile registrare anche le successive sostituzioni, così da mantenere aggiornata la dotazione individuale.

Ogni quanto vanno sostituite le scarpe antinfortunistiche?

Non esiste una scadenza unica valida per tutte le scarpe antinfortunistiche. La sostituzione dipende dal tipo di calzatura, dall’ambiente di lavoro, dalla frequenza di utilizzo, dall’usura e dalle indicazioni del fabbricante.

Una scarpa usata ogni giorno in cantiere può deteriorarsi più rapidamente di una calzatura usata saltuariamente in un laboratorio. Una suola consumata può non garantire più aderenza. Una tomaia danneggiata può non proteggere più correttamente. Una scarpa deformata, rotta o contaminata può non essere più idonea.

Se il DPI non garantisce più la protezione necessaria, deve essere sostituito. Se l’usura deriva dal normale utilizzo lavorativo, la sostituzione rientra nella gestione aziendale della sicurezza.

Cosa succede se il lavoratore non le indossa?

Il lavoratore deve utilizzare correttamente i dispositivi di protezione individuale messi a disposizione dal datore di lavoro. Se le scarpe antinfortunistiche sono obbligatorie per una determinata attività, il lavoratore non può rifiutarsi di indossarle senza una ragione fondata.

Il datore di lavoro e il preposto, però, non possono limitarsi alla consegna. Devono vigilare sull’utilizzo. Se un lavoratore entra in un’area a rischio senza scarpe antinfortunistiche, l’azienda deve intervenire con richiami, chiarimenti, eventuali provvedimenti e, se necessario, sospensione dall’attività fino al ripristino delle condizioni di sicurezza.

È importante anche capire perché il lavoratore non le indossa. Le scarpe sono scomode? La taglia è sbagliata? Il lavoratore non ha compreso il rischio? Ci sono problemi sanitari? Il controllo del preposto è insufficiente? Ogni causa richiede una risposta diversa.

Esenzione dalle scarpe antinfortunistiche: cosa fare in caso di problemi ai piedi?

Dolore, patologie o necessità di plantari non comportano automaticamente un’esenzione dalle scarpe antinfortunistiche. Se la mansione espone a rischi che richiedono calzature protettive, l’azienda deve individuare una soluzione compatibile sia con la protezione necessaria sia con la salute del lavoratore.

L’art. 76, comma 2, del D.Lgs. 81/2008 richiede che i DPI tengano conto delle esigenze ergonomiche e di salute del lavoratore e possano essere adattati all’utilizzatore.

Quando vengono segnalate difficoltà, occorre verificare taglia, calzata e caratteristiche del modello, coinvolgendo il medico competente, ove presente, per gli aspetti sanitari di sua competenza. Un certificato del medico curante può fornire informazioni utili, ma non autorizza da solo a svolgere un’attività a rischio senza la protezione necessaria.

L’uso di plantari o solette deve essere compatibile con la calzatura e con le indicazioni del fabbricante. Non è opportuno modificare autonomamente le scarpe antinfortunistiche: l’inserimento di componenti non previsti può alterarne calzata e prestazioni protettive.

Se non è possibile individuare una calzatura adeguata, devono essere valutate misure organizzative o attività compatibili con le eventuali prescrizioni e limitazioni. Il lavoratore non deve essere lasciato esposto al rischio senza una protezione idonea.

Il caso particolare va gestito

Un lavoratore segnala dolore persistente con il modello fornito. L’azienda deve approfondire il problema e valutare una soluzione adeguata, anziché imporgli di sopportare il dolore o consentirgli di lavorare senza protezione. L’obiettivo è trovare calzature compatibili con le sue esigenze, mantenendo le prestazioni richieste dalla mansione.

scarpe antinfortunistiche chi paga
Dispositivi di protezione individuale

Scarpe antinfortunistiche, formazione e ruolo del preposto

Il lavoratore deve ricevere informazioni, istruzioni e formazione adeguate sull’uso delle scarpe antinfortunistiche. L’art. 77, comma 4, lettera h), prevede inoltre uno specifico addestramento quando necessario; il comma 5 lo rende indispensabile per i DPI di terza categoria. Occorre quindi verificare la categoria e le caratteristiche protettive della calzatura, senza presumere che tutte le scarpe richiedano gli stessi adempimenti.

La formazione deve essere coerente con i rischi indicati nel DVR. Se un lavoratore riceve scarpe per rischio chimico, deve sapere quali sostanze utilizza e quali comportamenti adottare. Se le riceve per rischio scivolamento, deve conoscere anche le regole per pavimenti bagnati, pulizia e segnalazione.

Puoi leggere la guida Edafos dedicata per i DPI di terza categoria e gli obblighi di addestramento specifico.

Il preposto ha un ruolo essenziale: deve vigilare sull’uso dei DPI e intervenire quando un lavoratore non rispetta le disposizioni aziendali. La sicurezza non si conclude con la consegna della scarpa, ma continua con il controllo del suo utilizzo.

Checklist pratica per l’azienda

Per gestire correttamente le scarpe antinfortunistiche, l’azienda dovrebbe verificare alcuni passaggi essenziali.

Prima di tutto deve valutare i rischi per i piedi nel DVR e individuare le mansioni interessate. Poi deve scegliere calzature adeguate, fornirle ai lavoratori, documentare la consegna e spiegare quando e come devono essere utilizzate.

Successivamente deve vigilare sull’uso, prevedere la sostituzione in caso di usura o danneggiamento e aggiornare la valutazione se cambiano mansioni, ambienti, attrezzature, sostanze o modalità operative.

Questi passaggi permettono di dimostrare non solo che le scarpe sono state consegnate, ma che sono state scelte in modo coerente con i rischi reali della mansione.

Domanda pratica

Se oggi ci fosse un controllo, l’azienda sarebbe in grado di dimostrare quali lavoratori devono indossare le scarpe antinfortunistiche, per quale rischio, con quale modello e con quale data di consegna?

Per Edafos la sicurezza parte anche dai piedi: scegliere e fornire le scarpe antinfortunistiche corrette significa proteggere i lavoratori e rendere la prevenzione concreta ogni giorno.

Scarpe antinfortunistiche chi paga
FAQ scarpe antinfortunistiche chi paga

FAQ

Chi deve pagare le scarpe antinfortunistiche?

Quando le scarpe antinfortunistiche sono necessarie come DPI, devono essere fornite dal datore di lavoro. Il lavoratore non deve sostenere il costo dei dispositivi necessari per svolgere la mansione in sicurezza.

Le scarpe antinfortunistiche sono sempre obbligatorie?

No. Sono obbligatorie quando i rischi per i piedi non possono essere evitati o sufficientemente ridotti attraverso altre misure di prevenzione e protezione. La valutazione deve considerare le attività svolte e gli ambienti frequentati.

Il lavoratore può comprare da solo le scarpe antinfortunistiche?

L’acquisto può essere organizzato secondo una procedura concordata con l’azienda, che deve verificare l’idoneità delle calzature e sostenere il costo della protezione necessaria. Un acquisto personale non concordato non determina automaticamente il rimborso: occorre valutare le circostanze e il modello acquistato.

L’azienda può fissare un limite al rimborso delle scarpe antinfortunistiche?

Una procedura aziendale può prevedere un importo di riferimento, purché consenta di ottenere calzature idonee senza lasciare al lavoratore parte del costo necessario per la protezione. Se il modello adeguato supera quell’importo, l’azienda deve individuare una soluzione che garantisca comunque la sicurezza e la gratuità del DPI.

Ogni quanto vanno cambiate le scarpe antinfortunistiche?

Non esiste una scadenza unica. Devono essere sostituite quando sono usurate, danneggiate, non più idonee o quando non garantiscono più la protezione necessaria.

Chi paga la sostituzione delle scarpe antinfortunistiche?

Se l’usura deriva dal normale utilizzo lavorativo, la sostituzione rientra nella gestione aziendale della sicurezza. Il lavoratore deve però utilizzare correttamente le scarpe e segnalare eventuali difetti.

Cosa succede se il lavoratore non le indossa?

Il lavoratore ha l’obbligo di usare correttamente i DPI forniti. Il datore di lavoro e il preposto devono vigilare e intervenire in caso di mancato utilizzo.

Le scarpe antinfortunistiche servono anche in ufficio?

Di norma no, se l’attività è esclusivamente d’ufficio. Se però il lavoratore accede a magazzini, reparti produttivi, cantieri o aree tecniche, la valutazione dei rischi può prevederle.

In cantiere le scarpe antinfortunistiche sono obbligatorie?

Nei cantieri sono normalmente necessarie perché sono presenti rischi frequenti per i piedi, come caduta di materiali, perforazione, urti, superfici irregolari e presenza di attrezzature.

Le scarpe antinfortunistiche devono essere indicate nel DVR?

Sì, se sono necessarie come DPI. Il DVR deve essere coerente con i rischi della mansione e con i dispositivi di protezione previsti.

Il preposto deve controllare l’uso delle scarpe antinfortunistiche?

Sì. Il preposto deve vigilare sull’uso dei DPI e intervenire quando un lavoratore non rispetta le disposizioni aziendali.

Se il lavoratore ha problemi ai piedi o usa plantari può non indossarle?

Non automaticamente. Occorre valutare le esigenze sanitarie e individuare una protezione compatibile, coinvolgendo il medico competente, ove presente. Plantari e solette devono essere compatibili con la calzatura e con le indicazioni del fabbricante. Se manca una soluzione idonea, il lavoratore non deve essere esposto al rischio senza protezione.

Link Utili

Decreto Legislativo 9 aprile 2008, n. 81 – Normattiva

Regolamento europeo 2016/425 sui dispositivi di protezione individuale – EUR-Lex

Ispettorato Nazionale del Lavoro – Testo Unico salute e sicurezza sul lavoro

Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro

CONDIVIDI

Torna in alto

MyEdafos temporaneamente non disponibile

A causa di un intervento di manutenzione tecnica sull’infrastruttura del nostro fornitore di hosting, la piattaforma MyEdafos risulterà non raggiungibile indicativamente dalle 08:00 alle 16:00 di oggi.

Privato o azienda

Acquista corsi e visite mediche

Accedi

oppure

Registrati

Socio Edafos

Accedi alla piattaforma riservata

Accedi

oppure

Registrati
EDAFOS

Parliamone.

Scegli come entrare in contatto con noi.

Chiama ora

Dal lunedì al venerdì
11:30–12:30 · 16:00–17:00

Ti chiamiamo noi

Lascia i tuoi recapiti e raccontaci di cosa hai bisogno.