Dal significato dell’HACCP al piano di autocontrollo: cosa deve fare un’impresa alimentare per gestire pericoli, CCP, procedure, registrazioni e formazione.
Aprire un ristorante, un bar, una gastronomia, un laboratorio alimentare o un’attività che produce, trasforma, conserva o distribuisce alimenti significa assumersi una responsabilità precisa: garantire che ciò che arriva al consumatore sia sicuro. L’HACCP è uno degli strumenti fondamentali con cui questa responsabilità viene trasformata in procedure concrete, controlli e registrazioni.
HACCP significa Hazard Analysis and Critical Control Points, cioè analisi dei pericoli e punti critici di controllo. Il Regolamento (CE) n. 852/2004 impone agli operatori delle fasi successive alla produzione primaria di predisporre, attuare e mantenere procedure permanenti basate sui principi HACCP. La responsabilità principale della sicurezza degli alimenti resta in capo all’Operatore del Settore Alimentare, l’OSA.
Il punto decisivo, però, è questo: l’HACCP non è un attestato, non è soltanto un corso e non coincide con un manuale acquistato e archiviato. È un sistema di gestione della sicurezza alimentare che deve corrispondere a ciò che l’impresa fa realmente.

Che cos’è davvero l’HACCP e perché non coincide con il semplice autocontrollo?
Il Ministero della Salute distingue chiaramente i due concetti. L’autocontrollo rappresenta l’insieme delle responsabilità e delle misure attraverso cui l’OSA mantiene sotto controllo le proprie produzioni; l’HACCP è il metodo che permette di organizzare questo autocontrollo in modo razionale e strutturato.
In pratica, un’azienda non dovrebbe partire dal documento, ma dal proprio processo: quali alimenti acquista, come li riceve, dove li conserva, come vengono lavorati, quali temperature devono essere rispettate, quali contaminazioni sono possibili, quali persone intervengono e cosa deve accadere quando qualcosa non va come previsto.
L’HACCP serve proprio a trasformare queste domande in un sistema verificabile.
| Concetto | Cosa significa concretamente |
|---|---|
| Autocontrollo | L’insieme delle misure con cui l’OSA governa la sicurezza alimentare |
| HACCP | Il metodo basato sull’analisi dei pericoli e sul controllo dei punti rilevanti |
| GHP / buone prassi igieniche | Le condizioni di base: pulizia, igiene, manutenzione, infestanti, personale, organizzazione |
| CCP | Una fase in cui il controllo è essenziale per prevenire, eliminare o ridurre un pericolo a un livello accettabile |
| Documentazione | Procedure e registrazioni che permettono di dimostrare come il sistema viene applicato |
La Commissione europea inquadra, infatti, l’HACCP all’interno di un più ampio Food Safety Management System, fondato anche sulle corrette prassi igieniche e sui programmi prerequisito. La disciplina ammette, inoltre, un’applicazione proporzionata e flessibile, particolarmente importante per le imprese più semplici.
Chi deve applicare l’HACCP?
L’articolo 5 del Regolamento (CE) n. 852/2004 si applica agli operatori che intervengono nelle fasi della produzione, trasformazione e distribuzione successive alla produzione primaria e alle operazioni ad essa associate. Per la produzione primaria valgono, invece, gli specifici requisiti dell’Allegato I.
Rientrano quindi, a titolo esemplificativo, molte attività di ristorazione, somministrazione, produzione alimentare, trasformazione, deposito, trasporto, vendita e distribuzione.
Non bisogna però trasformare questa regola in una formula indiscriminata: la filiera alimentare comprende attività molto diverse tra loro e gli obblighi concreti dipendono dalla posizione dell’impresa nella filiera, dai prodotti trattati, dalle lavorazioni e dalle eventuali disposizioni specifiche applicabili.
L’OSA deve, inoltre, notificare all’autorità competente gli stabilimenti posti sotto il proprio controllo ai fini della registrazione e mantenere aggiornate le informazioni in caso di cambiamenti significativi dell’attività o chiusura dello stabilimento. Per alcuni stabilimenti che trattano prodotti di origine animale può essere richiesto anche il riconoscimento dell’autorità competente, secondo quanto previsto dal Regolamento (CE) n. 853/2004 e fatte salve le relative eccezioni.
Chi è responsabile del sistema?
La responsabilità non può essere ridotta alla persona che materialmente scrive il documento. Il Regolamento attribuisce all’OSA la responsabilità primaria della sicurezza alimentare e il Ministero chiarisce che il piano deve essere predisposto e attuato con il coinvolgimento della dirigenza e del personale; quando necessario, l’impresa può ricorrere a un supporto tecnico-scientifico esterno.
Il consulente può, quindi, aiutare a costruire il sistema, ma non può sostituire l’organizzazione aziendale nell’applicarlo ogni giorno.
Da dove si parte prima di applicare i 7 principi HACCP?
Prima di applicare i sette principi è necessario conoscere con precisione il processo da analizzare. Il Codex Alimentarius propone una fase preparatoria che comprende l’individuazione delle competenze necessarie e del campo di applicazione del piano, la descrizione del prodotto, la definizione dell’uso previsto, la costruzione del diagramma di flusso delle lavorazioni e la sua verifica concreta sul posto.
Questi passaggi servono a rappresentare correttamente ciò che accade nell’attività. Solo partendo dal processo reale è, infatti, possibile individuare i pericoli significativi e costruire un sistema HACCP coerente con l’organizzazione aziendale.
Quali sono i 7 principi HACCP e come si traducono nell’attività quotidiana?
L’articolo 5 del Regolamento (CE) n. 852/2004 individua sette principi su cui devono basarsi le procedure HACCP. Non sono sette adempimenti burocratici separati, ma una sequenza logica: si parte dall’individuazione dei pericoli e si arriva alla loro gestione, verifica e documentazione.
| Principio HACCP | Domanda pratica per l’azienda |
| 1. Analizzare i pericoli | Cosa può rendere non sicuro l’alimento in questa fase? |
| 2. Individuare i CCP | In quale punto il controllo è essenziale? |
| 3. Stabilire i limiti critici | Quale valore separa una situazione accettabile da una non accettabile? |
| 4. Monitorare i CCP | Come verifico che il limite sia rispettato? |
| 5. Stabilire azioni correttive | Cosa faccio se il controllo evidenzia una deviazione? |
| 6. Verificare il sistema | Come accerto periodicamente che le misure funzionino? |
| 7. Documentare e registrare | Come dimostro che il sistema è stato realmente applicato? |
Il primo principio richiede di individuare i pericoli rilevanti per la sicurezza alimentare. Possono essere biologici, chimici o fisici e la loro significatività va valutata rispetto al processo concreto, non attraverso un elenco standard copiato da un’altra azienda.
Il secondo principio porta all’individuazione degli eventuali CCP – Critical Control Points. Un errore frequente consiste nel pensare che ogni fase dell’attività debba diventare un CCP. Non è così: lo stesso Regolamento riconosce la necessità di flessibilità e considera possibile che, in determinate imprese, non siano individuabili punti critici di controllo veri e propri perché i pericoli possono essere gestiti attraverso corrette prassi igieniche.
Per questo, ad esempio, non si dovrebbe dichiarare automaticamente che “il frigorifero è un CCP” o che “la cottura è sempre un CCP”. La qualificazione dipende dall’analisi del pericolo e dal processo specifico.
Prima dei CCP vengono le buone prassi igieniche
Un sistema HACCP non può funzionare se manca la base organizzativa.
Pulizia e sanificazione, manutenzione, igiene personale, controllo degli infestanti, gestione dei rifiuti, approvvigionamento, stoccaggio, trasporto e corretta organizzazione degli ambienti costituiscono esempi di condizioni preliminari su cui poggia l’intero sistema. I manuali di corretta prassi operativa validati dal Ministero sono strumenti volontari che possono aiutare gli operatori a rispettare gli obblighi di igiene e ad applicare correttamente i principi HACCP.
Prima domanda da fare in azienda
Prima di chiedersi “quanti CCP devo avere?”, verificare se funzionano davvero le condizioni di base: pulizia, manutenzione, temperature, separazione delle lavorazioni, igiene degli addetti, gestione infestanti, fornitori, rifiuti e organizzazione degli spazi.
Se i prerequisiti non sono sotto controllo, anche il miglior diagramma HACCP resta soltanto carta.

Il manuale HACCP è obbligatorio?
Qui è utile essere precisi.
Il Regolamento (CE) n. 852/2004 non impone un modello nazionale denominato obbligatoriamente “Manuale HACCP”. Impone invece all’OSA di predisporre, attuare e mantenere procedure permanenti basate sui principi HACCP, di poter dimostrare il rispetto dell’obbligo all’autorità competente, di mantenere aggiornata la documentazione e di conservare documenti e registrazioni per un periodo adeguato.
Nella pratica aziendale, l’insieme organizzato di queste procedure viene normalmente formalizzato nel piano o manuale di autocontrollo HACCP. Anche il Ministero utilizza questa terminologia e sottolinea la necessità di un sistema documentato che permetta all’impresa di dimostrare di aver operato per minimizzare i rischi.
La conseguenza operativa è importante: non esiste un manuale universale valido per qualsiasi impresa alimentare.
Un bar che somministra prodotti semplici, un ristorante con cucina complessa, un laboratorio di pasticceria, un deposito e uno stabilimento di trasformazione non possono avere procedure identiche.
Cosa dovrebbe rappresentare la documentazione HACCP?
Deve descrivere la realtà effettiva dell’attività: struttura e organizzazione, prodotti e lavorazioni, diagrammi di processo quando pertinenti, pericoli significativi, misure preventive, eventuali CCP, limiti critici, monitoraggi, azioni correttive, verifiche e registrazioni.
Deve inoltre collegarsi alle altre procedure necessarie alla sicurezza alimentare, come gestione degli allergeni, pulizia e sanificazione, temperature, rintracciabilità, fornitori, non conformità e formazione del personale, quando pertinenti all’attività.
Il principio regolamentare è la proporzionalità: documenti e registrazioni devono essere adeguati alla natura e alle dimensioni dell’impresa.
Quando deve essere aggiornato il piano HACCP?
Il piano non ha una “scadenza” unica espressa in anni.
L’articolo 5 stabilisce che, quando interviene un cambiamento nel prodotto, nel processo o in qualsiasi altra fase, l’OSA deve riesaminare la procedura e apportare le modifiche necessarie. La documentazione deve inoltre essere mantenuta costantemente aggiornata.
Questo significa che una revisione può diventare necessaria, ad esempio, quando cambia una lavorazione, viene introdotto un nuovo alimento, vengono modificate attrezzature o layout con impatto sul processo, emerge un nuovo pericolo, cambiano le procedure, si verificano non conformità significative oppure una verifica evidenzia che il sistema non rappresenta più correttamente l’attività.
Piano HACCP e attestato HACCP non hanno la stessa “scadenza”
Il piano aziendale e la formazione individuale sono due aspetti differenti.
La revisione delle procedure HACCP dipende dall’evoluzione dell’attività e dall’efficacia del sistema. La durata e l’aggiornamento della formazione degli alimentaristi, invece, possono dipendere anche dalla disciplina regionale o provinciale applicabile.
Per durata dei corsi, validità degli attestati, REC e differenza con il SAB, il riferimento interno è l’approfondimento Edafos HACCP e SAB (ex REC): differenze, corsi e validità.
Quali registrazioni servono davvero?
Non esiste una lista nazionale identica per ogni attività. Il criterio è che documenti e registrazioni siano sufficienti a dimostrare l’effettiva applicazione delle procedure e siano proporzionati alla natura e alle dimensioni dell’impresa.
Le registrazioni devono quindi nascere dall’analisi del processo. Se una procedura prevede il controllo di un parametro, la gestione di una non conformità o una verifica periodica, l’impresa deve essere in grado di dimostrare che quanto previsto viene effettivamente svolto.
Il problema non è “avere molte schede”. Il problema è avere le schede giuste e compilarle quando la procedura lo richiede.
Una documentazione enorme, mai utilizzata o scollegata dall’attività reale, può essere meno utile di un sistema più semplice ma coerente, comprensibile e applicato.
Tracciabilità e HACCP sono la stessa cosa?
No, ma lavorano insieme.
Il Regolamento (CE) n. 178/2002 impone la rintracciabilità degli alimenti, mangimi, animali destinati alla produzione alimentare e delle sostanze destinate a entrare negli alimenti lungo le fasi di produzione, trasformazione e distribuzione. L’operatore deve poter individuare i propri fornitori e le imprese alle quali ha fornito i prodotti.
L’HACCP riguarda invece l’identificazione e il controllo dei pericoli nel processo.
Per un’impresa alimentare, i due sistemi devono dialogare: se emerge una non conformità, sapere quale lotto è coinvolto, da chi proviene e dove è stato distribuito può essere essenziale per intervenire correttamente.
La rintracciabilità diventa particolarmente importante quando emerge un problema di sicurezza. Se un alimento non conforme ai requisiti di sicurezza non è più sotto il controllo immediato dell’operatore, il Regolamento (CE) n. 178/2002 prevede l’avvio delle procedure di ritiro e l’informazione dell’autorità competente; se il prodotto può essere arrivato al consumatore, può rendersi necessario anche il richiamo.
La gestione degli allergeni rientra nel sistema?
Sì, quando pertinente all’attività.
Il Regolamento (UE) 2021/382 ha modificato il Regolamento 852/2004 introducendo specifiche disposizioni sulla gestione degli allergeni e sulla cultura della sicurezza alimentare. Tra l’altro, attrezzature, veicoli o contenitori utilizzati con sostanze che provocano allergie o intolleranze non devono essere riutilizzati per alimenti che non le contengono senza un’adeguata pulizia e verifica dell’assenza di residui visibili.
Questo rafforza un principio essenziale: la sicurezza alimentare non può essere affidata esclusivamente al responsabile del manuale. Deve coinvolgere concretamente chi riceve le merci, chi prepara, chi pulisce, chi conserva, chi etichetta e chi comunica le informazioni al cliente.
Che cosa significa “cultura della sicurezza alimentare”?
Dal 2021 il quadro europeo richiede agli operatori di istituire e mantenere un’adeguata food safety culture, con il coinvolgimento della dirigenza e dei dipendenti. L’obiettivo è fare in modo che la sicurezza alimentare sia parte dell’organizzazione quotidiana e non un insieme di procedure utilizzate soltanto durante un’ispezione.
Per una piccola attività questo può tradursi in comportamenti molto concreti: chi lavora deve sapere quali sono le procedure che lo riguardano, perché esistono, cosa fare quando rileva un problema e a chi comunicarlo.
La cultura della sicurezza alimentare deve inoltre poter essere dimostrata: ruoli chiari, formazione e supervisione del personale, controlli realmente eseguiti, comunicazione delle anomalie e documentazione aggiornata sono elementi concreti attraverso cui l’organizzazione può renderla verificabile.
Come si collegano il sistema HACCP e la formazione degli alimentaristi?
Il sistema HACCP riguarda l’organizzazione dell’autocontrollo dell’impresa alimentare, mentre la formazione riguarda le competenze che devono possedere le persone coinvolte nelle attività. I due aspetti sono distinti, ma strettamente collegati: procedure efficaci richiedono operatori che sappiano comprenderle e applicarle correttamente.
Il Regolamento (CE) n. 852/2004, nell’Allegato II, Capitolo XII, prevede che gli operatori del settore alimentare assicurino che gli addetti alla manipolazione degli alimenti siano controllati e/o abbiano ricevuto un addestramento e/o una formazione in materia di igiene alimentare adeguati al tipo di attività svolta. Chi è responsabile dell’elaborazione e della gestione delle procedure HACCP deve inoltre avere una formazione adeguata all’applicazione dei principi del sistema.
Il Regolamento europeo non stabilisce però un corso nazionale identico per durata e modalità. Le discipline territoriali possono differire.
Per questo non bisogna confondere il sistema HACCP dell’impresa con il corso HACCP dell’operatore.
Chi deve verificare durata e modalità della propria formazione può consultare la nostra guida HACCP e SAB su durata e validità oppure la pagina dedicata al corso HACCP online, verificando sempre la disciplina applicabile al territorio e alla mansione.

Cosa controllano ASL e autorità competenti?
I controlli ufficiali non si limitano alla presenza di un documento.
Il Regolamento (UE) 2017/625 prevede controlli basati sul rischio e consente alle autorità di esaminare i sistemi di controllo predisposti dall’operatore, ispezionare locali, attrezzature, materie prime e prodotti, verificare pulizia e manutenzione, rintracciabilità, etichettatura e altri elementi pertinenti.
In Italia, nell’ambito delle rispettive competenze, operano tra gli altri ASL, Regioni e Province autonome, Ministero della Salute e NAS.
Durante un controllo, quindi, può emergere rapidamente la differenza tra un sistema HACCP realmente applicato e un manuale conservato soltanto per essere esibito.
Un ispettore può verificare, per esempio, se ciò che è scritto corrisponde ai processi reali, se gli addetti conoscono le procedure che li riguardano, se le registrazioni sono coerenti, se le non conformità vengono gestite e se le condizioni igieniche osservate coincidono con quanto dichiarato dall’impresa.
Quali errori rendono debole un sistema HACCP?
Il primo errore è usare il manuale di un’altra attività cambiando soltanto ragione sociale e indirizzo. Un piano deve rappresentare processi, prodotti, attrezzature e rischi reali.
Il secondo è trasformare ogni controllo in un CCP. Le buone prassi e i programmi prerequisito hanno una funzione distinta e, in alcune attività, possono governare efficacemente i pericoli senza la necessità di numerosi CCP.
Il terzo è descrivere monitoraggi che poi nessuno effettua. Una procedura formalmente perfetta ma non applicata espone l’impresa a una criticità concreta.
Il quarto è non aggiornare il sistema dopo modifiche dell’attività.
Il quinto è considerare la formazione una pratica amministrativa: l’addetto deve conoscere le regole connesse alle mansioni che svolge realmente.
Il sesto è accumulare registrazioni inutili e trascurare quelle necessarie a dimostrare i controlli effettivamente previsti.
Cosa rischia l’azienda se le procedure HACCP mancano o non vengono applicate?
Il D.Lgs. 193/2007 disciplina diverse violazioni in materia di igiene alimentare.
Per le attività successive alla produzione primaria, il mancato rispetto dei requisiti generali di igiene dell’Allegato II del Regolamento 852/2004 è soggetto, nei casi previsti dall’articolo 6, comma 5, a una sanzione amministrativa pecuniaria da 500 a 3.000 euro. L’omessa predisposizione delle procedure di autocontrollo basate sui principi HACCP è sanzionata dal comma 6 da 1.000 a 6.000 euro. Se l’autorità rileva determinate inadeguatezze può assegnare un termine per eliminarle; il mancato adeguamento nel termine comporta una sanzione da 1.000 a 6.000 euro.
La mancata o non corretta applicazione dei sistemi o delle procedure predisposte è anch’essa prevista dall’articolo 6, comma 8, con sanzione amministrativa da 1.000 a 6.000 euro.
| Situazione | Conseguenza indicativa |
| Violazione dei requisiti generali di igiene nei casi del comma 5 | € 500–3.000 |
| Procedure HACCP non predisposte | € 1.000–6.000 |
| Mancato adeguamento nel termine assegnato | € 1.000–6.000 |
| Procedure predisposte ma non applicate correttamente | € 1.000–6.000 |
Non bisogna però leggere questa tabella come un tariffario automatico per qualunque irregolarità. La qualificazione della violazione dipende dalla situazione concretamente accertata e dalle disposizioni applicabili.
Cosa deve fare concretamente un’impresa per costruire un HACCP credibile?
Il percorso più corretto parte dall’attività reale e non dal documento.
L’impresa deve innanzitutto conoscere esattamente prodotti, materie prime, lavorazioni e flussi. Deve poi verificare che le condizioni igieniche di base siano adeguate, analizzare i pericoli significativi, identificare le misure di controllo e stabilire se esistano effettivi CCP.
Solo dopo può definire limiti, monitoraggi, azioni correttive, verifiche e registrazioni coerenti con quanto emerso.
La documentazione deve essere comprensibile alle persone che la utilizzano e deve indicare responsabilità chiare: chi controlla, con quale frequenza, come registra l’esito e cosa fa se rileva una deviazione.
Il sistema deve poi essere verificato nel tempo e riesaminato quando l’attività cambia.
Per la parte formativa, Edafos raccoglie i percorsi dedicati agli operatori alimentari nel proprio catalogo dei corsi per alimentaristi.
Checklist operativa finale: l’HACCP dell’azienda rappresenta davvero ciò che accade?
Prima di considerare il sistema completo, l’OSA dovrebbe riuscire a rispondere sì a queste domande:
- l’attività e i processi reali sono descritti correttamente;
- sono stati individuati i pericoli pertinenti alle lavorazioni;
- le buone prassi igieniche sono effettivamente applicate;
- gli eventuali CCP derivano dall’analisi e non da una lista standard;
- limiti, monitoraggi e azioni correttive sono chiari;
- le persone sanno cosa devono controllare e cosa fare in caso di problema;
- le registrazioni previste vengono realmente compilate;
- allergeni, rintracciabilità e non conformità sono gestiti quando pertinenti;
- la formazione degli addetti è adeguata alle mansioni e alla disciplina applicabile;
- il sistema viene riesaminato quando cambiano prodotti, processi o organizzazione.
Come mantenere vivo l’HACCP ogni giorno
Il risultato da cercare non è un fascicolo perfetto da mostrare durante un’ispezione, ma un’organizzazione capace di prevenire il problema, riconoscerlo quando si presenta e intervenire prima che possa compromettere la sicurezza dell’alimento.
Un HACCP efficace è quello che l’azienda conosce, applica, verifica e aggiorna ogni giorno: la sicurezza alimentare nasce dall’organizzazione del lavoro, non dalla semplice presenza di un documento.

FAQ
Che cos’è l’HACCP?
L’HACCP è un sistema basato sull’analisi dei pericoli e sul controllo dei punti in cui è necessario intervenire per prevenire, eliminare o ridurre a livelli accettabili i rischi per la sicurezza alimentare. Per le attività successive alla produzione primaria, il Regolamento (CE) n. 852/2004 richiede procedure permanenti basate sui suoi principi.
Chi è obbligato ad applicare l’HACCP?
L’obbligo dell’articolo 5 del Regolamento 852/2004 riguarda gli operatori del settore alimentare che intervengono nelle fasi successive alla produzione primaria e alle operazioni associate. La produzione primaria è disciplinata con specifiche regole igieniche nell’Allegato I.
Il manuale HACCP è obbligatorio?
La norma non impone un modello standard denominato “manuale HACCP”, ma richiede procedure permanenti basate sui principi HACCP, documenti e registrazioni adeguati e la possibilità di dimostrarne l’applicazione all’autorità competente. Nella pratica queste procedure vengono normalmente organizzate nel piano o manuale di autocontrollo.
Chi può redigere il piano HACCP?
La responsabilità della sicurezza alimentare resta dell’OSA. L’impresa può avvalersi di supporto tecnico-scientifico esterno, ma il sistema deve essere costruito e applicato con il coinvolgimento della direzione e del personale interessato.
Un’attività deve avere sempre almeno un CCP?
No. Il numero di CCP non è prestabilito. Il Regolamento riconosce che in alcune imprese alimentari può non essere possibile individuare CCP e che, in determinate situazioni, le corrette prassi igieniche possono assicurare il controllo necessario. Tutto dipende dall’analisi dei pericoli della specifica attività.
Quando bisogna aggiornare il piano HACCP?
Il piano deve essere riesaminato quando cambia il prodotto, il processo o qualsiasi altra fase rilevante e le procedure devono essere mantenute aggiornate. Non esiste quindi una scadenza nazionale unica del piano espressa semplicemente in anni.
Il corso HACCP e il piano HACCP sono la stessa cosa?
No. Il piano riguarda il sistema di autocontrollo dell’impresa; la formazione riguarda invece le competenze degli operatori. Il Regolamento richiede formazione o addestramento adeguati alle mansioni, mentre modalità e durata concreta della formazione possono dipendere anche dalla disciplina territoriale applicabile.
Quali sono i 7 principi HACCP?
I sette principi sono: analisi dei pericoli; individuazione dei punti critici di controllo (CCP); definizione dei limiti critici; monitoraggio dei CCP; definizione delle azioni correttive; verifica dell’efficacia delle procedure; predisposizione della documentazione e delle registrazioni necessarie a dimostrarne l’applicazione.
Link Utili
Regolamento (CE) n. 852/2004 – igiene dei prodotti alimentari e principi HACCP
Regolamento (CE) n. 853/2004 – igiene degli alimenti di origine animale
Ministero della Salute – Autocontrollo e HACCP
Ministero della Salute – Manuali GHP di corretta prassi igienica
Regolamento (UE) 2021/382 – allergeni e cultura della sicurezza alimentare
Comunicazione della Commissione 2022/C 355/01 – GHP, HACCP e flessibilità
Regolamento (CE) n. 178/2002 – rintracciabilità e principi generali della legislazione alimentare
Regolamento (UE) 2017/625 – controlli ufficiali sulla filiera agroalimentare
D.Lgs. 193/2007 – disciplina sanzionatoria in materia di sicurezza alimentare
Codex Alimentarius – General Principles of Food Hygiene (CXC 1-1969)


