Obblighi del datore di lavoro, norme tecniche e criteri per scegliere e usare gli indumenti protettivi nelle attività all’aperto.
I DPI per freddo e pioggia vanno scelti in base alle condizioni concrete di lavoro all’aperto. Temperature basse, vento, umidità e indumenti bagnati possono ridurre la destrezza, aumentare l’affaticamento e rendere più difficili alcune attività.
Non esiste un unico dispositivo adatto a ogni situazione. Il datore di lavoro valuta i rischi, la mansione, la durata dell’esposizione e la compatibilità con gli altri dispositivi, individuando le misure di protezione necessarie.
In questa guida vediamo quali fattori considerare e come scegliere, usare e mantenere gli indumenti protettivi per lavorare all’aperto durante la stagione fredda e in caso di pioggia.

Quando freddo e intemperie diventano un rischio per la sicurezza
Il rischio da freddo non dipende soltanto dalla temperatura indicata dal termometro. Contano anche il vento, l’umidità, la pioggia, il tempo trascorso all’aperto, il livello di sforzo fisico e la possibilità di ripararsi o riscaldarsi durante le pause.
L’INAIL richiama l’attenzione sugli effetti del lavoro in ambienti freddi e sulla necessità di affiancare ai DPI misure organizzative. La protezione individuale rappresenta una parte della prevenzione: deve inserirsi in una strategia che consideri anche l’organizzazione dei turni, le pause in luoghi riscaldati e le condizioni effettive di esposizione.
Il freddo e l’umidità possono, inoltre, interferire con le attività manuali. Guanti troppo ingombranti, bagnati o non adatti al compito possono ostacolare la presa; calzature non idonee possono aumentare il disagio e, in presenza di superfici scivolose, concorrere al rischio di caduta. La valutazione deve, quindi, considerare sia la protezione dal freddo sia la possibilità di lavorare senza compromettere i movimenti e l’uso sicuro di attrezzi e macchinari.
Nel gennaio 2026 un vigilante è morto durante un turno notturno in un cantiere collegato alle opere dei Giochi di Milano-Cortina. Nella risposta resa alla Camera il 15 gennaio, il Ministero del Lavoro riferiva che erano in corso accertamenti sulle condizioni di sicurezza. Il caso richiama l’importanza di valutare le condizioni ambientali e organizzare adeguatamente il lavoro all’aperto. Le fonti istituzionali consultate non consentono, però, di attribuire il decesso al freddo o a una carenza di DPI.
DPI per freddo e pioggia: valutazione dei rischi e scelta dei dispositivi
Il D.Lgs. 81/2008 definisce DPI le attrezzature destinate a essere indossate o tenute dal lavoratore per proteggerlo da uno o più rischi per la salute e la sicurezza. La scelta dei dispositivi deve essere collegata alla valutazione dei rischi e alle caratteristiche delle attività svolte.
In pratica, prima di individuare giacche, pantaloni, guanti o calzature, l’azienda dovrebbe considerare:
- temperatura, vento, pioggia e umidità;
- durata e frequenza del lavoro all’aperto;
- intensità dello sforzo fisico e necessità di movimenti precisi;
- possibilità di alternare il lavoro con pause in ambienti riparati o riscaldati;
- eventuale uso contemporaneo di altri DPI, come casco, imbracatura, occhiali, alta visibilità o protezioni per le vie respiratorie;
- esigenze specifiche della mansione e dei lavoratori.
La scelta non dovrebbe basarsi soltanto sulla dicitura commerciale “invernale”, “termico” o “impermeabile”. Un capo è un DPI quando è progettato e immesso sul mercato come dispositivo di protezione per un rischio specifico e corredato dalle informazioni previste per il suo utilizzo. I normali indumenti da lavoro o le uniformi non diventano automaticamente DPI perché proteggono dal freddo o dalla pioggia.
Per approfondire gli obblighi aziendali relativi alla scelta, alla consegna e al controllo dei dispositivi, consulta la guida sulla gestione dei DPI per la sicurezza sul lavoro.
Indumenti per il freddo: come leggere le norme tecniche
Le norme tecniche aiutano a identificare la protezione per cui un prodotto è stato progettato. Non sostituiscono la valutazione del rischio e non significano che lo stesso capo sia adatto a qualsiasi attività o condizione climatica.
La Commissione europea elenca, tra le norme armonizzate per i DPI, la EN 342:2017 per completi e capi di abbigliamento destinati alla protezione contro il freddo e la EN 14058:2017+A1:2023 per gli indumenti utilizzati in ambienti freddi. Per i guanti contro il freddo è riportata la EN 511:2006.
La presenza di una norma indicata dal fabbricante è un elemento da verificare insieme alle istruzioni, alla marcatura e alle caratteristiche richieste dal lavoro. La norma EN 342 riguarda capi e completi per la protezione contro il freddo; la EN 14058 concerne gli ambienti freddi; la EN 511 riguarda i guanti. La scelta deve comunque tenere conto di quanto il lavoratore deve fare: un guanto che protegge dal freddo ma riduce eccessivamente la sensibilità può risultare inadatto a operazioni che richiedono precisione.
Pioggia e indumenti impermeabili: aggiornamento della norma armonizzata
Per gli indumenti di protezione contro la pioggia, la Decisione di esecuzione (UE) 2026/1971 ha inserito la norma EN ISO 24232:2025 tra quelle armonizzate e ha differito il ritiro del riferimento alla EN 343:2019, per dare ai fabbricanti il tempo di prepararsi all’applicazione della norma aggiornata.
La protezione dalla pioggia deve essere valutata insieme alla traspirabilità, alla durata dell’esposizione e alle attività da svolgere. Un capo che impedisce l’ingresso dell’acqua ma trattiene eccessivamente calore e sudore può creare disagio e bagnare gli strati indossati sotto. Anche la compatibilità con gli altri DPI e la libertà di movimento vanno considerate nella scelta.
Il regolamento europeo sui DPI stabilisce requisiti essenziali di protezione, tra cui quelli relativi al freddo e alla penetrazione dei liquidi, come la pioggia. La conformità del prodotto non sostituisce però la scelta corretta da parte dell’azienda: il dispositivo deve essere adeguato al rischio valutato e usato secondo le indicazioni del fabbricante.

Guanti, calzature e protezione delle estremità
Mani e piedi possono essere particolarmente esposti durante le attività all’aperto. La scelta dei guanti deve tenere conto non solo della temperatura e dell’umidità, ma anche dei rischi meccanici, chimici o di altra natura presenti nella mansione. Se un lavoratore deve maneggiare utensili o piccoli componenti, il guanto deve consentire una presa sicura e movimenti adeguati.
Per le calzature occorre distinguere tra protezione dal freddo e protezione da altri rischi, come urti, perforazioni, scivolamenti o contatto con sostanze. Una scarpa impermeabile non è automaticamente adatta a ogni rischio; allo stesso modo, una calzatura di sicurezza non offre necessariamente l’isolamento termico richiesto dal lavoro svolto.
La selezione deve, quindi, considerare l’insieme delle protezioni necessarie, verificando che un DPI non comprometta l’efficacia o la vestibilità degli altri.
Per gli obblighi relativi alla fornitura delle calzature di sicurezza, puoi leggere anche la guida su chi paga le scarpe antinfortunistiche e quando sono obbligatorie.
Abbigliamento a strati e gestione del sudore
L’INAIL segnala che l’efficacia degli indumenti protettivi dipende anche dalla stratificazione e dalla capacità di traspirazione: capi troppo stretti o umidi di sudore possono peggiorare la protezione dal freddo.
In termini pratici, può essere utile prevedere strati che permettano di adattare l’abbigliamento alle condizioni e allo sforzo richiesto, evitando sia la dispersione eccessiva di calore sia l’accumulo di sudore. Questa indicazione non equivale a una prescrizione valida per ogni mansione: la configurazione va scelta in base ai rischi specifici e alle istruzioni dei fabbricanti dei DPI.
Anche la gestione dei capi bagnati o umidi è importante. L’azienda dovrebbe definire come asciugarli, conservarli e sostituirli quando non garantiscono più la protezione prevista.
I DPI non sostituiscono le misure organizzative
La protezione individuale deve accompagnarsi, quando necessario, a misure che riducano l’esposizione. Tra le soluzioni da valutare possono rientrare:
- organizzare pause in luoghi asciutti e riscaldati;
- programmare i lavori tenendo conto delle condizioni meteorologiche;
- limitare, quando possibile, la durata dell’esposizione;
- prevedere cambi o asciugatura degli indumenti bagnati;
- informare i lavoratori sui sintomi da freddo e sulle procedure da seguire;
- organizzare il lavoro in modo che il lavoratore possa segnalare tempestivamente malessere o condizioni di rischio.
L’INAIL sottolinea il valore della pianificazione dei cicli di lavoro e riposo in aree riscaldate e della corretta gestione dell’abbigliamento protettivo.
Queste misure devono essere rapportate al contesto concreto: un cantiere, un’attività agricola, un servizio di manutenzione stradale e un lavoro in un ambiente montano possono presentare condizioni molto diverse.

Informazione, uso e manutenzione dei DPI
Dopo aver individuato i DPI necessari, il datore di lavoro deve assicurare che siano disponibili, adatti ai lavoratori e utilizzati correttamente. I lavoratori devono ricevere informazioni sulle modalità d’uso, sui limiti di protezione, sulla manutenzione e sui casi in cui il dispositivo deve essere sostituito.
È utile verificare periodicamente che:
- il capo sia integro e non presenti strappi, cuciture danneggiate o chiusure difettose;
- la protezione non sia compromessa da usura, lavaggi impropri o contaminazioni;
- taglia e vestibilità consentano di lavorare in sicurezza;
- le istruzioni del fabbricante siano disponibili e rispettate;
- i DPI siano compatibili tra loro e con le attrezzature utilizzate.
Un indumento danneggiato, non asciutto o usato in modo diverso da quello previsto potrebbe non offrire la protezione attesa. La manutenzione deve seguire le indicazioni del fabbricante: lavaggi o riparazioni non autorizzate possono alterare le prestazioni del capo.
Checklist per l’azienda
Prima di avviare o aggiornare le attività all’aperto in condizioni fredde o piovose, l’azienda può verificare:
- se il rischio da freddo e intemperie è considerato nella valutazione dei rischi;
- quali mansioni e lavoratori sono esposti e per quanto tempo;
- se i DPI scelti sono specifici per i rischi individuati e conformi ai requisiti applicabili;
- se le marcature e le istruzioni del fabbricante sono leggibili e disponibili;
- se guanti, calzature e indumenti consentono di svolgere i compiti senza ostacolare la sicurezza;
- se sono previste pause, luoghi di riparo e procedure per gestire capi bagnati o danneggiati;
- se i lavoratori sanno usare, conservare e segnalare difetti dei DPI.
La checklist è un supporto operativo e non sostituisce la valutazione dei rischi né le responsabilità previste dalla normativa.
Proteggere chi lavora all’aperto significa valutare i rischi, scegliere DPI adeguati e verificarne l’uso e la manutenzione. La prevenzione è efficace quando accompagna ogni fase del lavoro, anche con freddo, pioggia e vento.

FAQ
Il datore di lavoro deve fornire sempre un giubbotto invernale?
La necessità di fornire un DPI dipende dalla valutazione dei rischi e dalle condizioni effettive di lavoro. Un comune giubbotto da lavoro non è automaticamente un DPI: occorre verificare che sia progettato e dichiarato per la protezione richiesta.
La dicitura “impermeabile” basta per considerare un capo idoneo alla pioggia?
No. La sola dicitura “impermeabile” non basta: verifica che il capo sia un DPI e consulta marcatura, istruzioni e documentazione del fabbricante per controllare le prestazioni dichiarate. Per gli indumenti contro la pioggia, la Decisione di esecuzione (UE) 2026/1971 ha inserito la EN ISO 24232:2025 tra le norme armonizzate e ha differito il ritiro del riferimento alla EN 343:2019.
La giacca protegge anche dal vento?
Non si può dedurlo dalla sola dicitura “invernale” o “impermeabile”. Occorre controllare le prestazioni dichiarate dal fabbricante e verificare che il capo sia adeguato alle condizioni considerate nella valutazione dei rischi.
I DPI eliminano il rischio da freddo?
No. I DPI contribuiscono alla protezione, ma devono essere inseriti in una gestione complessiva del rischio, che può comprendere anche l’organizzazione del lavoro, le pause in luoghi riparati e le procedure per segnalare eventuali sintomi.
Link Utili
D.Lgs. 81/2008 – Normattiva (disposizioni sui DPI, in particolare artt. 74–79).
Regolamento UE 2016/425 sui DPI – EUR-Lex
Decisione di esecuzione UE 2026/1279 – EUR-Lex (elenco delle norme armonizzate, tra cui EN 342, EN 14058 e EN 511).
Decisione di esecuzione UE 2026/1971 – EUR-Lex (introduce EN ISO 24232:2025 per gli indumenti di protezione contro la pioggia).
INAIL – Rischi e prevenzione per il lavoro al freddo
2022 Stress termico_Ambienti freddi_Prevenzione e Protezione


